mercoledì, marzo 17, 2010

lettera al mio giudice


Un uomo , una vita, uno sfogo.
Una lunga confessione, il bisogno di dire, di urlare la propria verità. Quella vissuta nel cuore e nella mente. Quella che supera le convenzioni e i pregiudizi e la legge e la morale comune. Quella che comprende l’amore. E la morte. Nell’indefinito spazio del battito improvviso.
Una lettera come voce del bisogno, un quadro di Munch lungo una vita, tratteggiato a tinte forti delineando volti, paesaggi, spazi, interni, silenzi. Abbozzando vite, approfondendone altre.
Una vita in una lettera espressa nel bisogno violento e disperato di esser compresi… senza giudizio. Solo come uomo. Solo uomo con uomo. Uomo solo uomo.
Un romanzo in cui il climax ascendente va di pari passo all’ansia della lettura, all’autoanalisi psicologica ..
Intenso, aspro. A tratti crudo. A tratti malinconico.

il suo giudice...
... a giudicare Alavoine, oltre la corte, oltre il lettore, nonostante tutto, sarà soltanto lui... la sua testa, la sua coscienza, le sue scuse.

E nell’immancabile dramma del tradimento, Simenon non tradisce mai..

lunedì, marzo 15, 2010

inno alla serenità


È raro che si scriva quando si è sereni…
Quando la felice serenità ti invade, è come se non si avesse il tempo, né tanto meno la voglia, di rinchiudersi un po’ per scrivere . Ci si dedica ad altro, si rubano i secondi per sorridere ancora di più, si limita il tempo della propria solitudine.
Eppure non è giusto . si dovrebbe cantare la propria serenità, si dovrebbero lasciare tracce di questi passaggi di vita.. per darci un’occhiata magari più grandi e ricordare i dettagli, i sospiri che, se impressi con parole, restano più facilmente non dimenticati.
E allora scrivo queste poche righe…

Questo è un periodo felice, sereno .. è come se avessi posto finalmente dei chiari obiettivi di condivisione e le mie folli disperate lacrime siano così distanti .. è bello ritrovarsi lontani dalle crisi adolescenziali e sorridere delle banali piccole cose del quotidiano.. non voler più scappare da niente, al massimo voler cambiare piccole cose, voler costruire, voler migliorare.. Non so se arriveranno dei momenti cupi ma non mi interessa. Non ora. E del resto so che ci sarà una maturità diversa ad affrontarli. So che faremo in modo di superarli insieme… E si ora parlo al plurale… e un po’ sorrido. Io l’individualista per eccellenza, quella che metteva IO prima di NOI si trova finalmente a racchiudere un ideale di famiglia nella sua testa e a pensare a unioni piuttosto che a divisioni. È vero che ci sono dei momenti in cui si cresce e i sogni diventano altri e i progetti cambiano … e le cose assumono dei colori diversi.. ed è davvero bello così. Trovare in altri occhi la propria gioia, sentire che le soddisfazioni dell’altro son le tue, più grandi delle tue , più necessarie delle tue…

E allora.. un inno a questa serena felicità , che prego sia per sempre... un inno al sole che fuori brilla e alla luce che c’è in questi occhi anche se fuori diluvia. Un inno a marzo e a un 28 febbraio appena trascorso, sempre il nostro 28 febbraio… ancora giorni di meraviglia.. ancora e ancora e ancora….

domenica, febbraio 07, 2010

ci son dei mattini in cui..


..apri gli occhi e ti svegli.
vedi accanto il tuo uomo e comprendi il segreto del giorno.
e capisci da quel sorriso commosso che la vita è lì.
in quel secondo, proprio in quel misero secondo, quando apri gli occhi, in quell'epifania domenicale.
e i respiri cambiano, e gli incubi non hanno presa.
puoi alzarti o riaddormentarti. con la certezza che lui è lì..
..e già ti stringe le mani.

giovedì, gennaio 21, 2010

...

un pensiero a te, mio blog.
mi manchi.
mi manca il tempo da dedicarti, gli sfoghi, le riflessioni, i pensieri.
mi manca descriverti ciò che vedo e ciò che invento, ciò che sento e ciò che immagino.
riprenderò il tuo cammino lo prometto.
ci son cose che hanno bisogno di tempo.
e il tuo tempo è sempre.
f.

mercoledì, novembre 04, 2009

donne sull'orlo di un sabato qualunque

Ci sono mattine in cui mi sento estranea da tutto e mi guardo intorno come se fossi un occhio lontano e distante. Spesso mi trovo a sorridere di fronte alle scene della quotidianità. A dire il vero è una vita che amo guardarmi intorno furtiva e cogliere come fossi una macchina fotografica piccole scene d’autore. Il realismo. Quello vero, quello delle strade impolverate e dei treni dei pendolari…
A proposito di treni… stamattina, nel solito treno delle 8.19 che mi porta in ufficio, solitamente affollato, stando come al solito in piedi ammassata ad altri soliti pendolari già innervositi, ho assistito ad una solita normale chiacchierata tra donne che si organizzavano per andare dal parrucchiere tutte insieme:

- Allora sabato vai…
- Si si per forza .. te ne vieni?
- Ma si…Andiamo nel pomeriggio.
- No è troppo tardi lì è stracolmo e poi ho da fare troppe cose..
- Vuoi andar di mattina?
- Sarebbe meglio così poi si ha il pomeriggio libero per lo shopping..(ammiccante) vieni anche tu?
- Ma la mattina vorrei alzarmi più tardi..
- Facciamo le 14..
- Troppo tardi..c’è troppa gente, lui è fantastico.. l’ora migliore è l’una.. mentre la gente è a pranzo.. così siamo solo noi..
- Io faccio le meches
- Si così ti danno un po’ di colore..
- Tu ?
- Li stiro forse e poi la piega..
- Io la tintura ..
- Ma come ? l’hai fatta da poco! Puoi stare così..
- Ah si.. tu dici ? allora faccio solo la piega
- Infatti dai .. …… ma li fa lui?
- No ormai ci sono le ragazze
- Lui non fa più nulla
- No .. però a me li ha tagliati lui l’ultima volta ..
- Davvero ? (nel frattempo pensavo.. e manco fosse d’artagnan col fioretto..)
- Vabbè ma son bravissimi..
- e tu vuoi venire?

Attimo di panico, di ritorno alla realtà.
Si perché la domanda era rivolta a ME. Io ero la quarta del gruppo che ascoltava in silenzio, allibita e alquanto divertita, lo scambio di battute. Da premettere che cinque minuti prima parlavano di persone che taggavano e addavano su facebook, di amici di una che chiedevano l’amicizia all’altra.. e già ero in fase osservatrice dell’ “o mio dio ma gli esseri umani son fatti a stampo..” figurati post discussione estetica tricologica quanto fossi scossa.
son stata costretta a tornar immediatamente alla realtà
- si devo andare a tagliarli ma vado solo dal mio solito parrucchiere che mi vede una volta l’anno quando son costretta al taglio. Persino la tintura blu me la faccio da sola figuriamoci se metto i miei capelli in mano a un altro! è bravissimo lo so ma grazie, preferisco evitare....

…………. e poi io all’una mangio…!!!

giovedì, ottobre 15, 2009

walk like an Egyptian...


è sempre strana l'atmosfera quando rientro da un viaggio..
L'odore di casa e di nido si combina al profumo di festa e di esotico che già ci si lascia alle spalle.
Svuotare le valigie, mettere tutto a posto è un rito di iniziazione. Ricominciare con la routine, che non è poi così male. Ricominciare a desiderare le pause, gli stacchi, altri viaggi e altri bagagli. quel fremere nell'attesa, la frenesia organizzativa, il senso di libertà che giunge sempre più anelato..

Ma tornare ha la malinconica fragranza del pane appena sfornato. il naturale trascorrere dei giorni.
Poi, la sera, sul balcone davanti alla luna, tornano in mente immagini già lontane. Si ripercorrono strade, si riascoltano suoni e musiche. Si rivive l'emozione della scoperta, della novità, del desiderio appagato, della condivisione dell'altrove..
E questa volta sono i colori e i rumori d'Egitto a riempirmi gli occhi. Ancora una volta il deserto mi affascina.. quel giallo oro di sabbia sottile si trasforma man mano in roccia grigia e aggressiva.. la natura è così, come dire.. accogliente, ecco. e magica. come se vi fosse qualche incantesimo che attira gli occhi e che allo stesso tempo spaventa. è il moto ondoso delle dune, che cambiano al vento, come frivole ragazzine adultere.
E poi c'è il Nilo. Il Nilo non si può descrivere. è origine e fine. nutrimento e morte. culla e bara. è acqua e terra. Un serpente infinito che divide e unisce. collega e separa. sponde di civiltà avanzata e africa nuda.
Il Nilo incarna il suo paese: l'egitto è terra di contraddizioni, di eccessi, di fame e di cultura. terra bruciata dalla bramosia, dal "traffico", dall'imbroglio. e dall'altro lato gli occhi dei bambini nubiani, già cresciuti a 5 anni e il velo delle madri pudiche e lo sguardo accusatore di anziani tradizionalisti puntati sui costumi occidentali.
Quando un egiziano ti guarda, ti spoglia. sempre e comunque. ti denuda l'uomo eccitato, ti denuda la donna offesa, ti denuda il vecchio conservatore, ti denuda il bambino povero. Mi denuda il paese, così diverso, spogliandomi degli abiti, della mia sfrontatezza, della mia cultura, delle mie convinzioni, dei miei colori.
Mettiti il velo e china il capo. il passato è davvero troppo più grande e incomprensibile per esser guardato dritto negli occhi.

venerdì, agosto 21, 2009

ma che ti stupisci a fare?!

Mi stupisco ancora del comportamento degli esseri umani.
Mi stupisco ma in fondo non mi stupisco.
Mi stupisco piuttosto del fatto che ancora mi stupiscano le meschinità e le piccolezze della gente. Ma forse mi stupisce il fatto che le botte più grandi si ricevono dalle persone da cui mai te lo aspetteresti. Soprattutto quando si aggregano, si impecoriscono, sentono l’assoluto bisogno di condividere le brutture. Sarà una necessità di appartenenza, una specie di senso di protezione, come aggregazione politica o massoneria o mafia dei sentimenti all’incontrario. Forse si deve pagare il pizzo per avere rispetto. E così le mandrie confabulano, elaborano, tacciono, macchinano, scacciano. Credono di gestire e invece si lasciano gestire.
Parole al vento di autoesaltazione . credersi migliori degli altri . nel nome di un ideale superiore. Peccato che quell’ideale l’hanno sporcato proprio loro. Com’è facile corrompere la verità quando a delinquere son proprio i padroni. Facile professare giustizia rispetto uguaglianza e fratellanza quando si diventa Robespierre. w la ghigliottina. Il problema resta sempre lo stesso. Coerenza e dialogo . se le persone si fermassero 5 minuti di più a pensare forse alla soluzione più comoda, alle necessità degli altri e di conseguenza ai proprio errori tutto sarebbe più facile . ma le mandrie non pensano, seguono cane e bastone . e si nutrono d’erba. Finchè conviene. del resto psicologicamente aiuta svuotar la propria merda in un campo dove ce n'è già tanta, si confonde e non si può esser giudicati troppo sbagliati......

Peccato che nessuno mai si ricordi che la lana delle pecore nere è più pregiata.

lunedì, luglio 20, 2009

quando mi emozioni

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti nella bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra
senza incavi né gobbe
appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
illuminato dai proiettori
illuminato da noi due
il nostro splendido palazzo
di cristallo.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
ci siederemmo sui barili rossi
di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
- verso il Belgio o verso l’Olanda? -
davanti alla cabina una donna
con un grembiule bianco
sorride dolcemente.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore”.

(Nazim Hikmet, Parigi, 1958)

mercoledì, luglio 08, 2009

dedicata in un giorno di nervi

Dalla soglia di un sogno mi chiamarono…

Era la buona voce, amata voce.

- Dimmi: verrai con me a vedere l’anima?…

Una carezza mi raggiunse il cuore.

- Sempre con te… Ed avanzai nel sogno

per una lunga, spoglia galleria;

sentii sfiorarmi la sua veste pura

e il palpito soave della mano amica.

(Machado)

giovedì, giugno 11, 2009

per il 10 giugno

Quest’anno, per il 10 giugno, non ho scritto nulla. Non perché non volessi ma perché questo maledetto tempo che non gestisco mi taglia anche i pensieri. E la forza di costruirli e di esprimerli.
Gli occhi versavano inchiostro. Come sempre le immagini ritornano più violente in una ricorrenza. Come un appuntamento. Che cosa sciocca.. come se un dolore non esistesse negli altri 364 giorni . e invece c’è, in sordina. Ma la data, la data è pungente. Volente o nolente come marea fa risalire tutto e in un’ondata porta a galla le cose represse, i flash che volevi rimuovere, le assenze profonde degli abissi del sé.
E ancora un altro anno è passato. E ancora è un anno senza di te.

A te. Uomo che non pretendeva.

domenica, marzo 01, 2009

28 febbraio

il mio 28 febbraio.
il nostro 28 febbraio.
gli stessi colori, la corda invisibile ma ancora presente, incastratafissa nei nostri pensieri. nei nostri occhi.
il mio 28 febbraio, raggiunto a fatica ma con una consapevolezza e una forza e un amore dirompente.
il nostro 28 febbraio, voluto con pazienza, con attesa, con speranza, con paura, con fiducia, con i sogni di una vita.
un giorno apparentemente qualunque che ti cambia le esistenze.
voglio che ogni giorno sia un 28 febbraio. lo voglio intensamente.

lunedì, febbraio 16, 2009

Silenzio.
Ci si abitua alla voce del silenzio.
soprattutto quando nel giorno mille voci si accavallano, suoni, rumori e ti inquinano di inutilità. Ci si riempie di chiacchiere sciocche e vuote, si sentono parole e discorsi di cui in fondo non ci importa nulla. E il resto diventano pensieri. che non trovano forma. Quando nella confusione non si riesce a dar loro un ordine tanto vale il silenzio. Poi le cose si rivelano. Magari sotto una nevicata. Magari per un'epifania. Magari per una meravigliosa coincidenza. Magari per stanchezza. E allora all'improvviso magari si ritrovano le parole.. o sono loro a ritrovare te. E ad impossessarsi di te in notti buie di calore riempiendoti le mani e il petto e gli occhi e la bocca. L'esigenza di dire. A tratti anche di scrivere.. ritrovare espressioni per riemergere, saltare dal baratro in cui si era sprofondati e dare alle parole il significato di luce. il "finalmente basta". srotolare le matasse che avviluppavano i protagonisti degli incubi e riprendersi la libertà. almeno quella di essere felici.

mercoledì, dicembre 17, 2008

simmetrie asimmetriche

I am the ocean
The sky is my shelter
I am the ocean
The wind is my mother

I am the water
And I am the foam
Coming and leaving
Caressing your bones

Caressing your bones

I will make you breath
You will make me howl
I will kiss your knees
You will bring me hope
I will make you breath
You will make me howl
I will kiss your knees
You will bring me love

The storm makes me call out
Thousands of cries
The sun makes me roll back
And you watch the sky

And you watch the sky

I will make you breath
You will make me howl
I will kiss your knees
You will bring me hope
I will make you breath
You will make me howl
I will kiss your knees
You will bring me love


un concerto. bellissimo sarebbe anche stato.. a sentirlo bene..a condividerlo. che dolcezza l'inizio.. e poi.. una lunga mezz'ora interminabile, forse di più forse di meno.. ho sentito ogni parola come lama, note come unghie sulla schiena.un vuoto insospettabile. la mia una reazione inaspettata, violenta. asfissia, senso di mancanza. e poi di nuovo la pace. che stupida sono stata.. il respiro riprende leggero..eppure.. il tempo stringe, la clessidra è a rovescio. dove andrai dove andrò. le solite coincidenze.. ci si alza su "simmetrie". chilometri.. si ritorna su "la distanza".. non voglio più seguire i segni . le coincidenze.


.. .. ..... ... ..... .. .... ... ....


puntini...
"nostalgici, ansiogeni"... puntini. segni inespressi su foglio, che racchiudono pensieri, immagini lontane, proiezioni.
...
puntini..
che lasciano sospese emozioni, che le rifuggono.
puntini.
che accarezzano che addolciscono
che sfiorano, come la punta delle dita tremanti su una guancia .....

sabato, dicembre 13, 2008

la differenza

Voi non capirete mai
però io capisco e sto male
voi non lo vivrete mai
però io lo vivo e non so
giudicare la differenza
tra un dolore e un premio speciale
voi non vi spezzate mai
però siete sempre più chini
voi non vi fermate mai
però io mi fermo e non ho
che una rosa di sconfitte
da infilare nelle vostre fitte
d’un sottile sgualcito episodio
ho investito una vita nell’odio
mentre gli altri gridavano “grazie”
io dicevo “mbeh”
nella mia piccola e dolce assenza
ho trovato una fragile essenza
voi non vi ferite mai
però non avete che lame
voi non sverrete mai
però se svenite non so
consolare la mia distanza
dal patibolo di essere normale
negli umori più neri del cuore
ho cucito il mio dolce splendore
dove gli altri osavano troppo
io venivo colliso
nella mia piccola e dolce assenza
mi son dato alla mia differenza
A volte la differenza pesa. altre volte è un marchio. altre una benedizione. un segno di riconoscimento importante, di distinzione dalla banalità. non una superiorità ma un distacco a volte da benedire. altre da odiare.
nell'umanità degli esseri annuso differenze e sorrido.
sarà la stessa mano che ti accende e ti spegne?


lunedì, dicembre 08, 2008

una giornata di libertà

Una giornata di sole. una giornata fuori con due amici. una giornata di libertà in cui niente altro ti sembra importante se non "liberare la mente da ogni forma perversa" . Per la prima volta il tempo è stato "collaborativo".. siamo riusciti a fare così tante cose senza noia, senza ansia, senza caos, con la meraviglia di un giorno ozioso ricco di arte.
Prima di tutto la voce di Giannini, così calda così intensa così penetrante e un ritratto di un Mozart uomo dissacrante, divertente, scaltro e intelligente.. ambientazione una basilica di campagna..
Poi castel del monte di notte illuminato, che si erge spavaldo accarezzato da una mezza luna e da costellazioni eterne ormai amiche..giusto un giro per vederlo, come fosse un appuntamento preso da tempo.. sua maestà mi inchino a cotanta grandezza..
Altri chilometri dopo, tra una chiacchiera, una risata e un ricordo, tra due birre e del vino rosso, tra le pietre bianche di trani e un freddo pungente, festivo..
E infine quel concerto, la mandola.. ancora trani.. ancora rewind, flashback e déjàvu.. parole straniere per riassumere uno stato d'animo inesplicabile del sentirsi bene e male . Tra tante persone sentirsi di nuovo isolata, persa nelle immagini che conosco solo io, nelle percezioni trasmesse e, chissà, condivise in silenzio.. o semplicemente vissute da sola nell'unica cosa libera che ancora mi è concessa: il cuore. o forse la mente. o forse chissà non v'è uno spazio ove collocare quel turbinio di sensazioni accavallate che si arrampicano come edera fino a coprir il vero volto delle cose.Odio non riuscire ad essere davvero egoista.
E un viaggio di ritorno verso casa in silenzio.. godendo della strada, della notte clemente senza pioggia, della compagnia di due amici cari, di due occhi incrociati di nascosto, di un abbraccio mancato, di un telefono che non suona, di un senso di appartenenza che non va più neanche spiegato.
oggi torna la routine. domani torna l'ufficio. da oggi taglio di nuovo le mie percezioni e le emozioni. anche se senza di loro non sono io.
buonagiornata di sole.

Non piu’ le stelle dei tuoi occhi tornero’ a vedere
Forse in un sogno di notte mentre non dormo
Forse di giorno tra un pensiero e un altro
Non piu’ le stelle del mio cuore tornero’ a baciare
Non piu’ le note della voce tua mi accarezzeranno
Audioricordi me la riporteranno
Quanto vorrei poter dimenticare
Ma la memoria del mio cuore non si puo’asportare
Mai piu’ il tuo amore saro’ il tuo nome diro’
Lo pronuncero’ piano tra la terra e il cielo
Mai piu’ il tuo amore saro’ il tuo nome diro’
Lo pronuncero’ piano quando soffia il vento
(Meg)

martedì, dicembre 02, 2008

un altro oggi

la rabbia sale. monta. si inoltra. ti ingobla. ti infuria.
la rabbia non trova motivi. non li esplica. non li cerca. li realizza.
la rabbia ti disorienta. ti incastra. ti rivolta.
ci sono giorni che pesano come macigni di lava sul cuore.
ci sono momenti che perdono la dimensione del tempo.
e ti lasciano in preda ai venti. e alla tachicardia.
urlo al mare che torni la bonaccia..

la tua titti...

Come due canne sul calcio del fucile
come due promesse nello stesso Aprile
come due serenate alla stessa finestra
come due cappelli sulla stessa testa
Come due soldini sul palmo della mano
come due usignoli pioggia e piume sullo stesso ramo
Titti aveva due amori uno di cielo,
uno di terra
di segno contrario
uno di pace, uno di guerra
Titti aveva due amori
uno di terra, uno di cielo insomma,
di segno contrario
uno buono, uno vero
Come le lancette dello stesso orologio
come due cavalieri dentro il sortilegio
e furono i due legni che fecero la croce
e intorno due banditi con la stessa voce
Come due risposte con una parola
come due desideri per una stella sola
Titti aveva due amori
uno di cielo, uno di terra
di segno contrario
uno di pace, uno di guerra
Titti aveva due amori
uno di terra, uno di cielo insomma,
di segno contrario
uno buono, uno vero.
F.d.A.
Ti ricordi quando mi chiamavi titti ? ti ricordi quando sbuffavi perché tornavo tardi? Ti ricordi quando restavi sul divano sonnecchiando finchè non tornavo ? ti ricordi quando mi chiamavi per dirmi che avevate vinto un'altra partita? ti ricordi che non mi chiamavi quando perdevate per colpa dell'arbitro? ti ricordi quando volevi comprare le cose più tecnologiche anche se non sapevi usarle? ti ricordi quando mi hai portato tenendomi per mano a vedere per la prima volta la piazza del Bernini? ti ricordi quando mettevi sempre tanta acqua nel vino ? ti ricordi di titti?
ti ricordi.......?
non vorrei che tu fossi solo un ricordo.
non vorrei che non vi fosse futuro per non creare altri ricordi.
non vorrei dover festeggiare il tuo compleanno senza di te.
buon compleanno papà.

martedì, novembre 25, 2008

dedicata...

Sono diverso, sono immaturo
son sepolto da torri di fumo
sono oscurato da un torrido amore
son pernicioso, sono un odioso
scaldo di lacrime un letto pietoso
sono abbagliato da un cieco rancore
incatenatemi dentro una gabbia
non lo vedete che sono un villano?
sono un malato, un dolce perdente
nutro di nero quello che ho di mente
schiavo di un vezzo orrido e sporco
sono la carne malata di un sorcio
sono distante dal cielo e dal mare
sono disposto solo a rinunciare
guancia nervosa, truce cipiglio
son la vertigine di uno sbadiglio
sono inchiodato da un sordo terrore
son timoroso, sono un penoso
sazio di inutile il mio circo ombroso
sono la spalla alla mia menzogna
ricompitatemi tutte le leggi
non lo vedete che son dissidente?
sono sbagliato non sono abbastanza
guardo intesito le mie debolezze
il ciambellano di un trono esiziale
il mio esercizio è quello di star male
sono vicino ad un margine amaro
della mestizia son depositario
depositario, ammenda

A.G.

Per la rabbia che sale di fronte al dolore, per una vita che rinuncia e cede il controllo, per un amore protetto nel cuore,
per un raggio di sole.
Per i silenzi da non sopportare, per l'anima amara che non vuole respirare, per una insiaziabile voglia di protezione,
per uno spicchio di luna.
Per un sorriso da riaccendere, per una battaglia da combattere, per una speranza da coltivare, per una goccia di pioggia.
Per la violenza da infliggere, per una vita da spronare, per una libertà da donare,
per un po' di terreno.
Per ogni lacrima da asciugare, per le carezze da dare, per l'entusiasmo da riattivare,
per una foglia d'inverno.
Per l'aria che manca nel petto, per la solitudine che taglia la gola, per la reazione da risvegliare.
Offendere per provocare.
Per ciò che di bello c'è.
Per ciò che di bello hai.
Per ciò che di bello sai.
Per ciò che di bello puoi.
Per ciò che di bello non vedi più.
Per te. e l'urlo che strazia e penetra giungendo sin qui.

".. La tristezza non è che un muro tra due giardini.."
questo alternarsi di battiti del cuore e respiri alterati e lacrime che toccano le guance è musica. è vita.
i doni vanno protetti.

martedì, ottobre 14, 2008

novità del 14 ottobre

"Attenzione, treno regionale proveniente da Foggia e diretto a Bari centrale arriverà al binario 1 anziché al binario 2".
Una ragazza al mio fianco dice "e che succede? cosa sono questi cambiamenti? ci sono novità nell'aria?". Avrei voluto risponderle si, e che c'è anche la luna piena. sotto i baffi, un sorrisino amaro il mio, quasi non più stupita dalle stupide e ineluttabili coincidenze.
Sul treno una compagna di viaggio mi dice "hai un'aria strana oggi.. come stai?" avrei voluto risponderle "sospesa" ma le ho detto "sto ricominciando da me, sto per i fatti miei". La faccia perplessa che ho incrociato non ha provocato alcuna reazione in me, ma per fortuna non ha dato adito a domande o approfondimenti.
Più tardi, dopo i miei unici 2 minuti mattutini di pausa sigaretta, il mio simpatico capo mi ha chiamata dicendo che il ministro Brunetta ha stabilito niente più pause sigaretta niente più pause bagno se non contate.. ho detto che mi informerò..il tono era allegro ma non scherzava.
un'altra novità di oggi.
..e oggi rischio di strozzare qualcuno.

lunedì, ottobre 13, 2008

how long before... ?

corde incastrate fisse si spezzano o si perdono nel mare.
trovare l'ancora è ciò che ci vuole.
perchè è nel profondo blu che non si vede il fondo e non ci si ferma..
trovare la calma.
superare la marea.
lasciare le correnti agli altri e mirare allo scoglio. che sia stabile. tra i 21 della mia testa devo fare una fusione di equilibrio. come posso dare se io non ci sono ? smettila di essere così egoista e così instabile. ti ricordi come sapevi amare? era l'unica cosa che conoscevi.. come hai fatto ad arrivare a questo?e ora a cosa serve chiedere scusa? non sono un coccodrillo.. sono un essere umano e avrei dovuto arginare meglio il letto del mio fiume.. e invece la palude ha infranto i sacchi di sabbia, come fossero castelli di carta insanguinati.
alla fine tutto è esploso, compreso il cuore. e nel rispetto del dolore alzo bandiera bianca e torno solo a pensare a me. a stare da sola. non è vigliaccheria è un ritorno al rispetto. perchè se non posso credere non vado avanti. trascinare gli altri nel fango non è giusto. non l'ho fatto volontariamente.. non voglio farlo.
voglio tornare a quel giorno di sole dove tutto brillava e mi sentivo felice. e avevo ricominciato a sognare.
come ho potuto rovinare tutto?