lunedì, luglio 31, 2006

Un tea che sa di Tamigi..


... Drinking tea with the taste of the Thames,
Sullenly on a chair on the pavement
Here you'll find, my thoughts and I,
And here is the very last plea from myheart
My heart. For evermore,
Where taxi drivers never stop talking
Under slate grey Victorian sky,
Here you will find, despair and I
And here I am every last inch of me is yours, Yours,
For evermore
Your leg came to rest against mine,
Then you lounged with knees up and apart
And me and my heart, we knew, We just knew, For evermore
Where taxi drivers never stop talking,
Under slate grey Victorian sky
Here you'll find, my heart and I,
And still we say come back,
Come back toCamden

Londra mi aspetta. Ci rivediamo il 17.. buona estate a tutti..
fabiana

mercoledì, luglio 26, 2006

de ardore.. o semplicemente con gli occhi di un bambino


“Vorrei che ognuno di voi vedesse questo film con gli occhi del bimbo che è in lui. Così so che ognuno di voi lo vedrà in modo diverso, lo sentirò in modo diverso. È così che io l’ho concepito”. Così conclude il brevissimo discorso Wim Wenders in una silenziosa piazza di Bari, mentre il pubblico aspettava una lunghissima intervista, sperava di porgli domande, scoprire curiosità.. Niente di tutto questo, poche parole, un saluto e poi buio, il film ha inizio.

Chiamare semplicemente film “Il cielo sopra Berlino” è snaturarne la bellezza. Esso è pura poesia, e racchiude l’umanità intera. L’aver scelto Berlino come setting è per Wenders non solo un ritorno alle origini ma un simbolo violento e malinconico volto alla riscoperta e alla ricerca dell’unità. Una città divisa da un muro, una città che come gli uomini reca i segni della devastazione bellica, metafora dell’incomunicabilità e della non-comprensione. Una città-mondo, un mondo visto dagli angeli in bianco e nero, dove si fa evidente il grigiore, la miseria, la solitudine, il silenzio.. reso tutto magistralmente da fotografia e semi-assenza di dialoghi, percezione di pensieri e odori.
Un mondo in cui la mancanza si fa forte e la chiave di volta è l’innocenza, l’entusiasmo..Eppure in questa apparente cupa nostalgia della antica perfezione unitaria dell’Eden cioè che resta nello spettatore è la speranza, il credo, la gioia, l’amore. Un meraviglioso film che consente un’immediata riflessione sull’essere stesso. “Il tempo guarirà tutto, ma che succede se il tempo stesso è una malattia?” Ogni singolo fotogramma e pensiero hanno echi di una profonda ricerca esistenziale che coinvolge ogni essere. E gli angeli cercano di aiutare e consolare chi più ne ha bisogno, seduti al loro fianco, invisibili a tutti se non ai bambini, una mano sulla spalla per infondere pace e coraggio.. ma anche loro possono fallire, anche loro son fallaci.. qualcuno, si suicida lo stesso. Che siano umani come noi? Che siamo angeli anche noi? Il tornar sulla terra non va ad inficiare la positività del ruolo degli angeli, quel senso di tepore e rassicurazione trasmesso agli stessi spettatori. Tecnicamente è l’inquadratura “in soggettiva” che consente anche a noi di veder ciò che vedono gli angeli, ma di percepirlo come solo noi, esseri umani sappiamo fare.

Nel capolavoro del regista tedesco, un’ingenuità dolce e infantile aleggia sulle brutture degli uomini. L’ingenuità degli angeli e dei bambini, i protagonisti onnipresenti-assenti del film. Per le strade, sotto i ponti, nelle auto, nella metropolitana, nei bistrot, nelle case, nei ricordi. Angeli umanizzati che chiedono di vedere i colori e di poter toccare, assaporare, gustare. Un caffè, una goccia di sangue, la pelle di una donna, le mani di un amico, una pietra ovale, la vita. Quanto entusiasmo c’è e quanta curiosità e voglia d’amore. Dopo aver camminato tra gli uomini, all’eternità senza colore l’angelo preferisce la precarietà della condizione umana, precaria ma viva, tangibile, in comunione.

Ogni scelta registica, dalla musica alla fotografia, dai tempi alle liriche, dalle ombre alle nebbie, dai personaggi al metacinema, tutto assurge al ruolo di simbolo, tutto assume la sua dimensione e collocazione e riacquista valore…la trapezista che vola come un angelo.. le comparse “questi qui sono comparse, gente fantastica, sono così pazienti, se ne stanno seduti, semplicemente, comparse.. questi essere umani sono comparse.. sono straordinari…”dice Peter Falk riflettendo.. Il fatto che nel film vi siano Peter Falk e Nick Cave nel ruolo di se stessi rende ancora più reale e tangibile ciò che dovrebbe esser solo finzione o sogno. Nonostante l’angelica presenza, ciò che regna è proprio la verità, il palpabile, quello che gli angeli vorrebbero possedere. Ogni cosa si priva della sua bruttura per avvolgersi in setose immagini di stupore e forza accompagnate dalla voce sonante di violini. Anche la città, ripresa nei suoi posti meno belli, nei suoi angoli più desolati e nascosti,eppur ci appare bellissima.

Mi piace vedere questo Der Himmel über Berlin come un documentario sull’anima, “finito il circo, finito.. ancora una volta è come se si facesse buio dentro di me…guardarsi allo specchio è come guardarsi pensare..allora cosa pensi? Penso che ho senz’altro il diritto di avere paura.. e allora piangi, vorresti piangere come una bambina piccola ..” dice Marion.. una continua ricerca di sé, o di qualcosa che ci completi. Vi è un mondo in questo film, una biblioteca assoluta.. e le contaminazioni e i richiami letterari, filosofici e cinematografici si presentano all’improvviso, violenti.. dall’alone circense felliniano alla scissione ontologica dell’essere dai vaghi sapori parmenidei, dalle cadute angeliche della Genesi ai richiami impliciti a “La notte dei generali”, film di Litvak del 1967, dalla guida di Omero all’atmosfera cupa e trascinante di Nick Cave per finire con l’immagine finale e luminosa della stilnovista donna angelicata, Marion che si esercita “in cielo” mentre Damiel, l’ex angelo, la guarda da terra, con il naso in su.
Il film inizia con l’angelo che guarda verso il basso.. e analizza. Il film finisce con l’angelo diventato uomo che guarda verso l’alto.. e sogna. “c’era una volta..”
Inversione del tutto. Unione del tutto. Simboleggiata quasi biblicamente dall’unione uomo/donna. Ma non solo. “Mi piacerebbe vedere la tua faccia, giusto per guardarti negli occhi e dirti quanto è bello essere qui... Quaggiù è bello fumare, prendere un caffè... e se lo fai insieme è fantastico.” Dice un amico..Farlo insieme, insieme è bello, esaltazione dalla terminologia infantile dell’unità e del ricongiungimento anche e soprattutto in una stretta di mano vicino al nulla sonante di Postdamerplatz. È dal muro grigio e maledetto di un mondo diviso, proprio da quel wall di separazione che l’angelo comincia la sua nuova vita di unione. Opposti che si toccano. Prospettive che si avvicinano. Grigi che si colorano. Perché pian piano, man mano che si entra nella vita e nel cuore dei due protagonisti, la prospettiva e la visuale cambiano e, dall’alto, dalla distanza iniziale, lo sguardo dell’angelo scende sulle strade, sotto la metro, e si misura con l’uomo comune, con la vera essenza del popolo, e ne avverte la comunione. E ne ricerca la comunione. “Guardare non è guardare dall’alto, ma ad altezza d’occhio.” E diventa come noi.
Anche il cielo si ricongiunge con la terra, con due mani che si toccano, due labbra che si sfiorano. non c'è bisogno di essere angeli per volare. e Nick Cave canta "From her to eternity"... Lo stupore di un uomo che ora sa ciò che nessun angelo sa. …….
….siamo tutti sulla stessa barca.

Ci sarebbe ancora tanto altro da dire.. ma..provate a vederlo anche voi con gli occhi di un bambino.

buon entusiasmo a tutti.

Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino.
Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione.
Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande:
Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro?
C'é veramente il male? E' gente veramente cattiva?Come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?
Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí.
Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed é ancora cosí. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí.
A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo, é ancora cosí. Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne.
Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino, lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.
"Lied Vom Kindsein" — Peter Handke ..dal film..

martedì, luglio 25, 2006

Vivere e lasciarsi vivere.

Sono stanca di guardarmi intorno ed assistere allo scempio che spesso gli esseri umani commettono su di sé. E non parlo di omicidi e grandi guerre. Parlo di qualcosa di più mite ma di frustrante. Sembra che molte persone abbiano perso o non conoscano affatto il gusto dell’assaporare la vita. Sembra che trascorrano irripetibili giorni, tutti identici a loro stessi facendosi trascinare dallo scorrere del tempo e dal muoversi incessante delle lancette. Stato di apatia. Attiva o inattiva che sia. Perché si può essere apatici pur essendo attivi. Quando non si sente il gusto delle cose che si fanno. Quando si segue una specie di moto e ci si fa trascinare. Invece di trascinare. È una condizione che non sopporto. Soprattutto quando la vedo negli occhi delle persone a cui voglio bene. Soprattutto quando mi accorgo che non è un momento, ma un modus vivendi perpetuo. Si deve aver coscienza della differenza tra vivere e lasciarsi vivere. Non si dovrebbe permettere al tempo e alle cose di passarci sopra, senza poi lasciare un odore. Si dovrebbe chiedere al tempo e alle cose di entrare, farci sentire e lasciarci un segno addosso. Fosse anche un pugnale. Fosse anche una carezza. È che le persone hanno paura. Di tutto. Di rischiare, di insistere, di provare, di godere, di sbagliare, di soffrire, di sentire. E non lo possono ammettere neanche a loro stessi. Sento sempre gente che si lamenta di qualunque cosa, ma che fa per rendersi la giornata migliore? Insoddisfatta, senza neanche sapere il perché. È patetico, mediocre, inaccettabile. L’ennui del quotidiano. Eppure siam circondati da tante cose che potrebbero renderci la giornata migliore. Si ha la vista offuscata, e la bellezza è dietro un velo. Non si sa più ascoltare la voce del mondo.
Manca la curiosità e l’entusiasmo.. e forse si è aggiunta un po’ di stanchezza.
Io sono felice di non essere così. Perché continuerò per sempre a guardare le stelle che brillano con gli occhi curiosi di un bambino.

mercoledì, luglio 19, 2006

ripensandoci...

Verità, dico io. E un po’ di mano sulla coscienza. Non si può sempre credere che le anime degli altri siano a nostra disposizione, e si chinino ad un gesto gentile anche dopo tanta indifferenza. No. Arriva il punto di rottura. Il momento in cui uno decide di reagire e magari sempre con gentilezza ti manda a quel paese. Ci son persone che son diventate estranee. E continuassero ad esserlo allora invece di giocare agli amici che in fondo (ma moooolto in fondo) ti vogliono bene. Perché il bene si respira, si tocca, ha bisogno di scambio, di mani, di occhi, di parole e silenzi veri. E non di quattro letterine ipocrite e noncuranti scambiate via etere ogni 3 mesi.
Rispetto, dico io. E un po’ di decenza. Non si può puntare su un qualcosa di tragico per intenerire dopo che lo si è usato a proprio piacimento. No, perché qua non ti permetto più neanche di parlare. E ringrazia che sono una persona educata e legata ai ricordi.. Perché se qualcuno aveva un posto in me, ora facendo così è nella top ten degli inutili. E degli stupidi.
Nella relatività del tutto c'è l'assolutezza dell'amarezza. e del tempo che scorre.

domenica, luglio 16, 2006

sono felice. l'altra sera ho stretto le sue mani, abbiam ballato, ho avuto un'altra alba. ho avuto solo per me occhi e fossette. tra tanta gente. che bello..
e poi musica.. ieri sergio caputo dal vivo, fantastico. e stasera ivan.. tre bellissime giornate che segneranno la mia estate.. questa nostra estate.
buona domenica.

sabato, luglio 15, 2006

.. in Segreto Contrasto

Canzoni d'amore distruggono corazze che persone fragili, usano per difendersi dal mondo..
Tornano fragili, tornano acqua
per questo le odio, per questo non posso farne a meno
Ho bisogno di saper chi sono
alle volte non riesco
Vorrei fermare il tempo, bruciare il corpo ed esaltare l'anima, confonderla con quella sua
Io e lei siamo una cosa sola esaltata dall'essenza
La limitazione del corpo mi ostacola
mi eccita e mi fa amare
e sono attimi momenti eterni
di aspirata eternità
di aspirato eterno amore...

i.segreto..

a domani .. dal vivo..

venerdì, luglio 14, 2006

oggi ho il cuore che batte forte..
oggi ho impressi due occhi che mi fissano in silenzio..
oggi ho davanti due fossette che parlano di gioia..
oggi sono felice come quel venerdi..
oggi ho paura come quel venerdi..
oggi sento l'importanza di abbracci e carezze..
oggi voglio ballare con te e tenerti sempre la mano..
oggi voglio che tu mi prenda a ballare come quella sera..
oggi voglio ancora un'alba.


Poichè l'alba si accende... -Paul Verlaine

Poiché l'alba si accende, ed ecco l'aurora,
poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente
a ritornare a me che la chiamo e l'imploro,
poiché questa felicità consente ad esser mia,

facciamola finita coi pensieri funesti,
basta con i cattivi sogni, ah! soprattutto
basta con l'ironia e le labbra strette
e parole in cui uno spirito senz'anima trionfava.

E basta con quei pugni serrati e la collera
per i malvagi e gli sciocchi che s'incontrano;
basta con l'abominevole rancore! basta
con l'oblìo ricercato in esecrate bevande!

Perché io voglio, ora che un Essere di luce
nella mia notte fonda ha portato il chiarore
di un amore immortale che è anche il primo
per la grazia, il sorriso e la bontà,

io voglio, da voi guidato, begli occhi dalle dolci fiamme,
da voi condotto, o mano nella quale tremerà la mia,
camminare diritto, sia per sentieri di muschio
sia che ciottoli e pietre ingombrino il cammino;

sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita
verso la meta a cui mi spingerà il destino,
senza violenza, né rimorsi, né invidia:
sarà questo il felice dovere in gaie lotte.

E poiché, per cullare le lentezze della via,
canterò arie ingenue, io mi dico
che lei certo mi ascolterà senza fastidio;
e non chiedo, davvero, altro Paradiso.

giovedì, luglio 13, 2006

quella sera al Crocodile Inn..

“Dammene un altro”.
Jack la fissava con uno sguardo provocatorio, intenso, a tratti feroce.
Lei, mordendosi le labbra, si voltò di scatto e, strofinatasi in fretta le mani bagnate e ruvide sul grembiule, prese la solita bottiglia di scotch. Restò per brevi ma lunghissimi secondi con la bottiglia a mezz’aria, il braccio un po’ sollevato, ed il viso in un’espressione mista tra la sfida e la rabbia. Ma lui sembrò averla vinta. Anne abbassò di scatto l’avambraccio e a mezzo centimetro di distanza dal bicchiere versò nervosa ancora una volta quel liquido ocra che lo avrebbe prima o poi ammazzato.
Jack le bloccò il polso sul bancone e poi scoppiò ridere. Era il decimo bicchiere in due ore.

Fuori dal Crocodile Inn le pozzanghere erano piene di fango. Pioveva ininterrottamente da due giorni e ormai quasi non ci si faceva caso agli orli dei pantaloni inzuppati e alle scarpe indurite. L’aria puzzava di gas e benzina. Anne lavorava lì da qualche mese, da quando aveva deciso di andar via di casa. Non era mai stata felice con sua madre e suo nonno. Era stanca di sentirli urlare, sentirli imporre il loro volere. “È per il tuo bene” dicevano, ma intanto la chiudevano a chiave nella sua stanza senza finestre per farle superare la claustrofobia, o la lasciavano digiuna per tre giorni per prepararla alla sopravvivenza, come la chiamavano loro. Era stanca delle loro manie. E della violenza.
Voleva far la pianista, ma per mangiare era costretta a far la cameriera. Era gentile e simpatica con i clienti e ormai conosceva un po’ tutti i camionisti che facevan sosta lì prima di raggiungere il paese. Qualcuno la prendeva in giro per le orecchie a sventola che si vedevano quando legava i capelli, ma per il resto erano tutti abbastanza cortesi. Aveva uno sguardo pulito e timido e tutti in fondo la proteggevano.
Ma Jack no. Era capitato lì per caso, e vedendola al bancone, con quella fascia a righe in testa e un vecchio grembiule macchiato non aveva saputo trattenere battute cattive. Due ore tra risa beffarde e occhi puntati sul suo visino leggero. Jack puzzava di whisky, puzzava di sporco. Puzzava come la frutta marcita al sole, come pelle invecchiata nella merda.
Da quando era entrato nel locale Anne si sentiva a disagio, visibilmente.
Un cliente le chiese di portare del sapone e della carta igienica nel bagno e lei, dopo essersi chinata verso il pavimento forse per prendere le chiavi, lasciò il bancone per dirigersi verso il fondo della sala. Aprì uno sportello, prese carta e un flacone di sapone liquido giallognolo e sistemò tutto in fretta nella toilette. Stava tornando verso il bar quando Jack si alzò e ridendo, le infilò le mani sotto la gonna, con forza, davanti a tutti. L’urlo di Anne fu così atroce che tutti gli avventori presenti rimasero un attimo paralizzati. Da quelle labbra rosee e gentili era stato emesso un suono strano, misto a dolore e rabbia. Un grido di vendetta seguì. Dalla tasca del grembiule estrasse un coltello. Nessuno ebbe il tempo di fermarla, neanche Jack che ancora si muoveva derisore dentro di lei.
Una pugnalata allo stomaco e poi al collo.
Il vecchio cambiò espressione, gli occhi sgranati, stupiti. Dieci secondi di totale silenzio, l’aria già pregna di odore metallico di sangue. Poi Anne, estratto il coltello dal collo dell’uomo disse amara: “L’ho fatto io prima del whisky. È solo colpa tua, nonno.”

fabi

lunedì, luglio 10, 2006

9 luglio 2006. ore 20.00 INDIMENTICABILE...



È stata un’immagine triste e bellissima.
Premonizione della nostra vittoria. Tramonto di un campione che era ad un passo dall’Olimpo.
Per gli amanti del calcio vero come me, oltre alla gioia, alle lacrime, alla festa e alla soddisfazione di aver finalmente vinto la Coppa del mondo, c’è anche la delusione di aver visto un professionista scendere così in basso, uno che era la classe in persona arrivare ad un gesto così ignobile e ingiustificato in mondovisione. Ecco allora che la coppa resta lì mentre Zizu scende dando le spalle a tutti, al successo, al mondiale, alla sua nazionale, ai tifosi che l’hanno sempre creduto una divinità.
è stato triste e orribile nel nome del fair play, di quello che il calcio dovrebbe significare, gioco di gruppo, rispetto, unità, lealtà... (questo è il calcio che ho vissuto qui in casa.. la realtà è diversa da anni purtroppo..)

Ma a dispetto di questo.. Noi..gli AZZURRI.. abbiamo vinto, e ce lo siamo meritati. Di fronte ai pronostici, ai francesi, alle offese, ai problemi di calciopoli, ad un paese non coeso in tripudio collettivo.
A casa prima la tensione, gli improperi, una cena veloce, la cassetta che registrava tutto, il vino sul tavolo, i gesti scaramantici, la bandiera in testa… più di due ore di “sofferenza”.. e poi… l’urlo finale, un boato riecheggiante nella penisola, abbracci, lacrime e .. champagne addosso, per tutta la cucina, nei calici!!


Ho portato mia nonna in giro a fare il carosello, il paese era in festa, impazzito, si ballava dovunque, un tripudio di bandiere, clacson, trombe, visi dipinti al tricolore.. abbiam giocato a calcio nella piazza principale, correndo e ridendo, mentre attorno si cantava e si saltava, nell’aria musica e colori. Si respirava gioia. Si respira ancora gioia. Un trionfo per tutti.

Grazie azzurri. Per quella bandierina che ho creato. Grazie a tutta la squadra, che ci ha creduto, che ha fatto miracoli, che ha stretto i denti e che ha sorriso e sofferto, come noi tifosi, sempre fino alla fine.

giovedì, luglio 06, 2006

rose. petali e spine.




Il tuo sorriso
Pablo Neruda

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

mercoledì, luglio 05, 2006

2-0

questa vittoria è per te. starai festeggiando lassù tra gli angeli. avrai urlato ad ogni tiro, ti sarai arrabbiato ad ogni errore, avrai gridato come me mettendoti le mani dei capelli. C'eri in cucina, sulla sedia alzandoti per ogni sbaglio, per ogni passaggio non fatto, per ogni tiro impreciso.. imprecando e battendo le mani. eri nella stanza come lo sei ora. Le lacrime che ho versato erano per la gioia di sentirti in me, e per la tristezza opprimente di non poterti vedere ridere. Festeggiare con il mondo in piazza, luci, suoni, urla, bandiere, clacson.. avrei barattato tutto questo per un solo unico abbraccio in silenzio. E per quel sorriso splendene. Dopo tanti anni al tuo fianco, questa squadra mi doveva questa vittoria. Me la doveva per te.
Mi manchi papà.

venerdì, giugno 30, 2006

Addio Aaron Spelling!!!

"Zebra 3 in ascolto"
"aiutooo Kelly si vuole suicidare!!"
"Hutch dobbiamo correre - No Starsky lasciala fare, chissà che la smettano con le puntate di Beverly Hills!!"
" E allora noi chiamiamo Charlie!"
" e no, se ci sono quelle 3 veniamo pure noi, vero Hutch??"

La possiamo chiamare in alcuni casi tv spazzatura, ma ditemi un po': chi non ha MAI visto una puntata di telefilm storici come Starsky e Hutch, Dynasty, Charlie's Angels, Love Boat (mare profumo di mareee) e di tutti i casini e gli scambi di coppia di Beverly Hills 90210??? non ci credo neanche un po' se qualcuno afferma di non essersi mai appassionato alla storia delle tre investigatrici bellissime capeggiate da un misterioso Charlie.. o alla storia dei due poliziotti con la macchina rossa e la striscia bianca.. o alle storie di Brenda e Brendon (che fantasia!!)! beh.. quel pazzo che ha ideato tutte queste interminabili storie ricche di sequel.. ha lasciato questo pianeta.. e un po' mi dispiace e lo devo ringraziare.. se i pomeriggi fino alle 4 me ne stavo stravaccata sul divano sonnecchiante seguendo alcune puntate tutte le volte che non avevo voglia di studiare .. e come me anche altri miei amici :) ehhh i ricordi di roma!
con un sorriso amaro ricco di mille ricordi passati e recenti (io Starsky e Hutch lo vedo tutt'ora!) che si accavallano (le puntate di love boat con mia nonna ad esempio... ) ora torno al lavoro. oggi è una giornata infernale e gioca anche l'Italia. incrociamo le dita.
a presto.

mercoledì, giugno 28, 2006

Driiiiin! pront sì tu??

Stamattina girando velocemente nel web ho trovato questo:

Londra, 700 sms alla settimana
19enne finisce dallo psichiatra..

http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/scienza_e_tecnologia/telef/folliesms/folliesms.html


molti.. troppi di noi.. (tranni quelli che per farti mandare un messaggio li devi pregare in 15 lingue, uff!) siamo ormai quasi sms-dipendenti.. anche se non vogliamo ammetterlo.. si vive col cellulare in tasca, in mano, sul tavolo.. sempre a portata di mano, sempre in psudoattesa di qualche comunicazione di servizio da chiunque..soprattutto da chi portiamo dentro.. e ora con tutte le offerte di messaggi gratis ci sbizarriamo a intavolar discussioni, salutare, comunicare, prendere appuntamenti, organizzarci... tutto via sms.
Io in primis. e me ne rendo conto. da un lato c'è il discorso economico. li mandi "gratis" e così dopo una spesa mensile di otto euro ti senti libero di comunicar qualunque cosa per mezzo di quelle letterine digitali sul display del cellulare.. E non è uno scherzo.. per quanto costa telefonare oggi, se si devono metter d'accordo più di due teste o proporre serate o chissà che, basta mandare un msg generalizzato e si riesce a risolvere il tutto in pochi minuti.
Dall’altro lato c’ è la complicità nascosta in poche parole, o il bisogno di comunicare a qualcuno qualcosa in qualunque momento. Anche un gesto d’amore o un’offesa. Una necessità a volte eccessiva.
Ora, che sia chiaro, non voglio faro un trattato sul cellulare, non starò a generalizzare o puntualizzare sulle solite menate di "i giovani di oggi non comunicano più di persona, oggi il cellulare è una divinità, la comunicazione virtuale annienta il contatto umano, le persone si nascondono dietro uno schermo.." e tutte le altre cose di natura social-sociologica che sentiamo sempre in giro.. (giustamente anche, direi).. perchè se no dovrei per controparte parlare anche di tutti gli aspetti positivi della mobile technology.. e quindi l'abbattimento delle distanze, la velocità delle comunicazioni urgenti, il risparmio economico..e bla e bla e bla . e Bleah ! No, sono cose che sappiamo tutti. O quasi.
Quello che oggi mi ha lasciato perplessa è quell’articolo.. finire da uno psichiatra.. il giungere all’estremo, restare vittime e dipendenti .. oggetti stupefacenti, abbiam già sentito casi relativi a tv, videogiochi, internet..e ora gli sms.. la solitudine che porta ad attendere un messaggio come segno dell’essere importanti per qualcuno.. o anche solo il segno dell’esistere nella mente di qualcuno per qualche secondo. Almeno per qualche secondo.
Siam davvero arrivati a questo? Se la comunicazione diventa una necessità estrema per le anime sole, magari circondate da mille colleghi sconosciuti in un ufficio, possiam paragonare l’avanzatissimo cellulare al messaggio nella bottiglia di un naufrago?? L’àncora di salvezza ? l’amo da lanciare sperando che qualcuno l’afferri? La speranza cui aggrapparsi per sentire di avere un minimo ruolo?
Siam davvero così soli ? (si lo so che ogni caso è particolare, ma voglio per una volta generalizzare!!!) purtroppo iniziamo davvero a valutar l’importanza che abbiam per qualcuno in base a quante volte ci chiama o ci manda un sms?? A volte si.. mi rendo conto che può essere orribile.. mi piacciono i messaggi, mi piace riceverli, inviarli, lo trovo divertente, intrigante, simpatico, sbrigativo e potrei metterci mille altri aggettivi, ma non voglio più questo metro di giudizio! per fortuna non ho mai smesso di voler sentire davvero il calore..
Please God stop this foolishness!! Send me a text message when you’re ready to do that…

lunedì, giugno 26, 2006

estate...che ha dato il suo profumo ad ogni fiore..

Avevo promesso di scrivere l’augurio d’estate. Avevo promesso anche a me un post per il 21… ma poi i giorni son trascorsi e non ho scritto fino ad ora.. non c’è un perché se pensi che non hai scritto per anni, non c’è un perché se le cose che vorresti dire son troppe e non hai il tempo… non c’è un perché se per qualche giorno il blog non ti sembra il luogo più adatto per esprimerti e vuoi continuare a tener tutto nella tua testa.. riacquistare equilibrio per scrivere..
Non c’è un perché se i giorni trascorrono in fretta e non ce ne accorgiamo…

Estate…
Pelle che brucia come bouganvillae in fiore.. l’afa che non dà aria e la sera vicino al mare a respirar brezza e salsedine.. ieri luci colorate nel cielo mi hanno riportata alle immagini di bambina.. che si spaventava dietro i vetri ma, affascinata, guardava i colori che si disponevano in forme geometriche e finivano per cadere nel mare. E lì mio padre che mi faceva sedere sulla sua gamba destra sul balcone.. e mi teneva la schiena.. e mi indicava tutti i fuochi che gli piacevano.. e mi teneva la mano perché non mi spaventassi e mi… e lo sentivo con me. Nei fuochi d’artificio.
Estate.
Voglia di corpi stesi al sole e di abbronzatura, abitini corti e albe sugli scogli… mille ricordi di viaggi in giro in auto a scoprire il mondo.. e quest’anno chissà dove andrò e se vedrò qualcosa di nuovo. Ho bisogno di luoghi sconosciuti, di carte geografiche e stupore negli occhi.. ho bisogno di risate e lingue straniere ignote .. di sforzarsi a capire e girare in cerca di angoli nascosti.. ho in mente mille immagini di fiordi e scarpinate, laghi immensi e piccoli pescatori, grandi cene e silenti campeggi, ostelli confusi e chiese abbandonate.. musei affollati e birre sul molo, arcobaleni improvvisi e diluvi alla guida.. concerti per strada e balli scalza.. spettacoli da preparare e cinema all’aperto.. immagini che ricerco e ritrovo a tratti ancora nelle estati trascorse..
Estate.
36 gradi all’ombra. Fumi alcolici e pelle sudata.
E qualcuno che mi tenga per mano.


RICETTA DA BERE: ESTATE
Ingredienti: 1/3 Granatina 1/3 Succo Di Limone 1/3 Rum Per Servire: 1/2 Ciliegina Candita. Metodo di preparazione: Agitare nello shaker con ghiaccio
tritato. Servire nel gotto basso, con mezza ciliegina candita..

martedì, giugno 20, 2006

Désillusions et tourbillons

Come si reagisce ad una delusione? Ancora ad un’altra delusione. La pazienza ha un limite o forse no.. diventa rassegnazione. La certezza che quell’individualismo marcato di cui mi si può accusare sia forse l’unico modo per non restare delusi. Avevo smesso di attender qualcosa dagli altri. Ma forse non era vero, forse mi illudevo solo che fosse così, forse non c’erano più persone che potevano deludermi, quelle che erano state importanti l’avevano già fatto. È sbagliato aspettarsi qualcosa, ma forse è sottile il limite tra aspettarsi qualcosa e sperare che quella cosa avvenga. Ci delude la persona o il mancato avvenimento? Una delle due cose o tutte e due. Non lo capisco più e probabilmente non ho neanche il tempo di indagare in merito. Fatto sta che a volte qualcosa che volevamo non accade e dobbiam ricalcolare tempi spazi ed emozioni.. riconsiderarne altri, ritornare sui nostri passi.. Ritorna il muro di strafottenza a volte quasi a protegger da qualunque cosa. O ritorna l’amarezza ad albergare nell’io.
L’ho sempre chiamato SOPRAVVIVENZA quel modo di vivere che ho. Quell’affrontare le cose cercando il più possibile di sentirmi leggera. E molte volte ci riesco. Altre magari meno, perché il peso delle cose nei giorni di vento si fa sentire di più … e ho bisogno di purificarmi con acqua salata pensando pensando per non pensare più. E mi ritrovo a chiedermi cosa farò quest’estate, dove sarò, dove andrò, se andrò e con chi. E mi ritrovo a sentirmi donna e a non voler rivivere cose che ho già vissuto. E mi ritrovo a temere le differenze, le distanze, il dolore e le cose dette che non hanno valore. E mi ritrovo a non voler credere e ad andare avanti credendo solo che le cose migliori prima o poi arriveranno. È uno stato di semiequilibrio riconquistato che non vuole interrompersi, che frana ogni tanto ma recupera. “Tanto Fabiana è forte”. Un disco riascoltato mille volte ma forse la puntina del piatto si è un po’ consumata. E il disco stride. Graffia. O punge come le zanzare che mi stanno già da giorni succhiando il sangue. La mia stanza il solito rifugio. Il lavoro la grande forza del non-pensiero. I ricordi la grande pessima compresenza di assenze. Me lo devo ricordare che se mi agito non sto bene. E non me lo posso permettere. Tachicardia. Se poi ci aggiungiamo tutte le sigarette che sto fumando….devo urlare un grosso vaffanculo e ridere. Non è sempre possibile. Non vuoi farlo sempre. Ma chi me lo fa fare ?? tanto poi l’ho capito che ci si ritrova soli soprattutto quando non si vuole esserlo. È una delle grandi leggi di murphy forse.. la realtà bussa alla porta delle illusioni. Il silenzio torna negli occhi velati.
E ancora dei soffioni si son posati sulle mie mani sudate ieri sera, mentre in silenzio avevo bisogno di aiuto.



Guardando per caso le costellazioni
(Robert Frost)

Puoi aspettare tanto, tanto tempo
prima che in cielo accada qualcosa
di piu' dello scorrere delle nuvole
e delle Luci del Nord, che corrono
come brividi pungenti.
Il sole e la luna s'incrociano,
ma non si toccano mai, ne' fuoriescono
fiamme, ne' si scontrano violentemente.
Sembra che i pianeti s'incontrino
nei loro tragitti, ma non accade nulla,
non viene fatto nessun male.
Possiamo tranquillamente continuare
la nostra vita, e guardare ovunque
tranne che alle stelle, alla luna e al sole
perche' abbiamo bisogno di colpi
e di cambiamenti per non impazzire.
E' vero che la siccita' piu' lunga finira' in pioggia,
che la pace piu' lunga in Cina
finira' in conflitto.
Ma verra' deluso chi restera' sveglio
nella speranza di veder rompere
la calma del cielo, di fronte a lui
nella sua vita.
Quella calma sembra proprio essere certa
fino all'ultima notte.

lunedì, giugno 19, 2006

accade la vita


Forse domani,o forse no,
ma prima o dopo, accade.
Accade che dentro di te, un’aria nuova c’è…
Voglia di cambiare, Capita anche a me…
E la ragione ha il sopravvento, sopra ogni illusione…
Posso capirlo e perdonare, chi non mi ama più!
Non si può fuggire, Troppe volte, no…
Finalmente chiari,
Soffri un po’, Il tempo poi, Ti saprà, guarire!
Quando vinci sono tutti là…
Si paga a caro prezzo, ciò che credi sia lealtà.
Successo… Sei falso pure tu!
Inventarmi ancora, perché no?!
Criticarmi è un gusto al quale non rinuncerò…
Capirmi… Capirti!
L’anima, che è in me, di colpo esplode, accade…
Prigioniero, in questo corpo, io!
L’amore c’è, ma a volte, non si vede, accade!
Accade che hai paura, anche di te… Accade…
Che il buio incontra la fede…
Che più nessuno ti crede!
Accade che, più avanti vai E più ti senti, solo…
Dovunque va, Quell’entusiasmo, incontra aridità!
Bell’idea, volare… Finché sei lassù…
Non è sempre, cielo, Aiutati, un po’ anche tu… Dai una spinta, al cuore!
Riprendiamo il dialogo fra noi,
Fanno un gran rumore, dentro, Quei silenzi tuoi…
Tacere! Noi non possiamo più…
Più passione, quando mi amerai!
Pensami più forte, come non hai fatto, mai!
Ancora… Più coraggiosi, di allora!
C’è troppa volontà di farsi male, mi pare…
Tempo di primati, non è più!
Ci sono tante storie, da salvare… Vivendo!
Difendi la tua storia, pure tu…
Accade… La vita aiuto, ti chiede…
Accade… Accade!
Ritroverai quella luce, la tua voce, chi dice…
Accade!


è tutto già in questa canzone, troppe sarebbero le cose da aggiungere e troppe da urlare.. ho ascoltato la prima volta questa canzone di Renato Zero quando facevo il quarto superiore.. e mi lega al ricordo di massimo ed elena..allora ancora insieme.. noi tutti ancora insieme, il liceo, le follie da ragazze, i segreti, le paure, le mani.. le corse in macchina cantando quella canzone e credendoci.. e io ci credo ancora, anche se le cose continuano a cambiare, anche se sono nati tanti silenzi.. anche se sono passati tanti anni. Cambiamenti, amori, lacrime, cinismo, paura, impotenza, delusioni, gioie, viaggi... sempre aria nuova all'improvviso. L'anima che è in me si assopisce e poi "di colpo esplode.."..e ho capito semplicemente che...accade..

venerdì, giugno 16, 2006

Mi lasceranno un posto per sognare?


A.A.A. vendonsi terreni sulla Luna
"I prezzi sono davvero stracciati"
In 4 anni incassati 6 milioni di euro: è tutto legale per una svista
Attraverso il sito i possono fare acquisti anche su Marte e Venere

LONDRA - Il motto "ti regalo la Luna" potrebbe smettere di essere un luogo comune fra innamorati. Esiste infatti chi la Luna la vende davvero, divisa in lotti però. Sono Sue e Francis Williams, una coppia di coniugi inglesi che, con la loro MoonEstates, è riuscita a guadagnare in soli quattro anni sei milioni di euro, proprio vendendo terreni sul satellite terrestre. Ma non solo, i due hanno un giro d'affari che si estende anche su altri pianeti, come Marte e Venere........


http://www.repubblica.it/2006/06/sezioni/esteri/venditori-di-pianeti/venditori-di-pianeti/venditori-di-pianeti.html

Mi lasceranno un posto libero per sognare?
chi non ha alzato gli occhi al cielo almeno una volta di fronte a quella luminosa magia che si presenta ogni sera in forma diversa? chi non si è mai chiesto cosa ci sia davvero lassù? chissà com'è la Terra vista dalla Luna... soprattutto nelle sere d'eclissi... chissà se da lì questo pianeta sembra in ordine, sembra quell'oasi felice che non è mai stato..
Vendono pezzi di luna.. voglio averne uno.. anche se la luna a loro non appartiene.. anche se è degli amanti, dei poeti, dei sognatori, degli astronomi e degli astronauti.. beh, vorrei anche io i miei 4 mila metri quadrati...certo non li arrederei mai, e soprattutto non li vedrei mai, ma lascerei una bella eredità, chissà che tra un secolo i miei nipoti.. :)
Dopo tanti anni passati con fittizie immagini di Lei nella mia stanza come sarebbe bello credere di possederne davvero un pezzetto tutto mio..
chissà che almeno lì io possa avere ancora un posto per sognare..ad occhi aperti..il cielo..
Saremmo più vicini al paradiso?
Dolci sogni lunari..

giovedì, giugno 15, 2006

Il tuono percorre la pianura
nasconde il cielo tutti i suoi uccelli
Sole scorticato
sotto la sua ultima luce
le pietre sono più pietre che mai.
Mormorio di incerti fogliami
come ciechi alla ricerca della strada
Fra pochi istanti
acqua e notte saranno un solo corpo.
Octavio Paz

Giunto è il tacito fruscio notturno. Il peso della voce della notte. La stanchezza mi invade e mi distrae, come a volermi risvegliare da un sogno. Ma il sonno ha la meglio e piano sento indebolirsi le membra e lo sguardo va, in incoscienza, verso le lenzuola messe di fresco. Spengo le luci qui intorno, tra pochi istanti anche io sarò un solo corpo con acqua e notte..tutto è già pronto a cullarmi, spero anche il tuo pensiero.
Dolcenotte

mercoledì, giugno 14, 2006

Vestita di pensieri


Qual è la vera nudità di una donna, se non quella inespressa dei suoi pensieri?
Nell’aria in questo momento fluttuano i primi profumi estivi della sera che cullano la mente nella tenue malinconia di giugno. La dolcezza dell’attimo si ammanta di sorrisi al chiaror di luna e riesco a goder del silenzio. Silenti le labbra, in tumulto la mente. Alchimie composte di immagini disegnano ricordi. Così tanti fotogrammi ripercorrono i miei ventinove anni come in una serie impazzita di cluster danneggiati e non riesco a seguire in tempo la costruzione del puzzle. Sono io.

Nella nudità dei pensieri. Vestita di notte.