lunedì, ottobre 30, 2006

se avessi un duplicato?

Tu chi sei? sei quello che conosco o sei il suo doppio?

Cos'è che guardo allo specchio, il mio o il suo volto?

Quale vita conduco dentro di me se fuori non sembro solo me stesso?

A cosa potrebbe arrivare un uomo se scoprisse che al mondo esiste una perfetta copia di sé?
l'apparire, l'aspetto esteriore, l'abito, il segno di riconoscmento che valore avrebbero nell'identità di un essere?


Ci si sentirebbe un po' spersonalizzati, privati della propria essenza.. "corpo con/diviso" = anima frustrata, annientata, dimezzata nel valore.. Ci si sentirebbe quasi giudicati da se stessi senza essere se stessi, giudicati da un altro io, dal proprio doppio, che è davvero alter, altro da sé..un altro uomo con un altro nome, un altro lavoro, una vita diversa ma..identico. La sua voce reale e tangibile si mischia e si accavalla a quella inconscia del Buon senso.. al punto da annientarla.

Eppure... questo eventuale giudizio peserebbe meno di fronte alla terribile scoperta di non essere più unici e irripetibili al mondo, ma una combinazione di geni e una catena di dna composta casualmente come la fila dei numeri del lotto....ripetibile...

Ho appena finito di leggere L'uomo duplicato di Saramago... Una scrittura complessa, un intrecciarsi di frasi lunghissime che seguono al tempo stesso il flusso di coscienza del protagonista, del narratore e dell'autore .. coinvolgendo il lettore in una narrazione difficile ma intensa..che varia dal filosofico al trivialdivertente, passando per un attento studio dialettico, sociologico e psicologico. Un'opera d'arte contemporanea complessa ma non pesante..che lascia un po' così, appesi al filo del.. "chissà se..."

"I cannot find the other half.."

Lettura consigliata del mese.
e voi come vi sentireste?

martedì, ottobre 24, 2006

spidertime..


con dovizia il ragno tesse la sua tela
così come il tempo deve aver disegnato per noi una trama.
oscuri sono i fili. certa è la sua prigione.
trasparente se non controluce. eppure è così affascinante..
Avvolgimi tempo, ma non legarmi.

lunedì, ottobre 23, 2006

...quando le paure si rivelano percezioni ci si sente come oggi.
come foglie...

sabato, ottobre 21, 2006

un angelo dagli occhi di ghiaccio

Nei suoi occhi di ghiaccio c’era l’inferno.
Questa è la storia di un angelo caduto. Dagli occhi di incanto e la pelle di rosa. Pungente quell’azzurro violento e lontano. Come i suoi passi quando a testa bassa andava avanti e indietro immaginando serpenti e specchi sotto i suoi piedi. Un tatuaggio bellissimo gli circondava il braccio, un delicato ornamento per una pelle dorata dal sole. Labbra come rose. nel cuore le spine. Non dimenticherò mai quel sorriso. I denti più bianchi e splendenti che abbia mai visto, biancore accecante come un miraggio nel deserto. Un’espressione dolce e sofferente. Un’allegria finta. Reale ma allucinata.
Nei suoi occhi di ghiaccio c’era l’inferno.
Raccontato a cena, minuto dopo minuto. Mentre quel sorriso si trasformava in una smorfia di tristezza.
Aveva ventiquattro anni allora. Da compiere. E quando camminava in costume da bagno sembrava una statua scolpita nella sabbia ma liscia come quarzo levigato. Mi ricordo quando lo vidi arrivare.. biondo splendente vestito di bianco con lo sguardo perso. seduta ad un tavolino del bar arrivò con un amico che tentava di fare il giocoliere. Era il ragazzo più bello che avessi mai visto. E qualche giorno dopo mi aveva chiesto “vieni a cena con me. Ho finalmente voglia di parlare”. Si sentiva finalmente a suo agio con qualcuno per raccontar la sua vita- rassegnazione e senso di liberazione in quel brindisi. Aveva scelto me perché gli dicevo cose intelligenti. Perché lo facevo ridere senza chiedergli nulla. Perché gli avevo fatto una carezza sulla testa. Perché anche io non ero felice allora. Le spalle sulla sdraio. Le mani che stringevano le mie. Le lacrime trattenute. Le sue. Le mie scendevano come bollicine del prosecco, ma all’ingiù. E due ore di parole.
Da un capodanno a sniffare coca con sua madre e i suoi amici.
Sua madre. Aveva organizzato un party divertente per il figlio. A casa sua con piste di coca. I miei complimenti. Da quel capodanno.. In comunità. Gli acidi, l’eroina, le canne, il metadone. E la voglia di vivere sapendo di aver perso già tutto. Lo zio gay l’aveva salvato strappandolo a quella famiglia. separati pazzi incoscienti e irresponsabili. L’ha portato a casa con sé, facendolo lavorare nel suo ristorante, passandogli giusto i soldi necessari per qualche piccola spesa. Per il resto gli comprava tutto lui. Per tenerlo d’occhio. Ho conosciuto quell’uomo. Ho visto nei suoi occhi tanta forza, tanta rabbia e amore di padre. Non dimenticherò mai Michele e il suo dolore.
Nei suoi occhi di ghiaccio invece c’era l’inferno. Nel suo cervello pochi neuroni ancora attivi. È ancora il sorriso più splendente che abbia mai visto. Ma quanta vertigine in questi anni nei successivi incontri. L’ho rivisto. L’ho rivisto cadere, l’ho rivisto volare. E l’ho rivisto ridere. Come sempre. Come un bambino ignaro di tutto, un po’ menefreghista. Un po’ irresponsabile. L’ho visto fare cose che nel cuore non avrebbe voluto fare. Ma non è colpa sua se reagisce in modo strano a volte. Se fa male a chi non vuole. Se dimentica le cose. Se continua a bere e fumare. Ormai ha perso cose che non può ritrovare in nessuno scrigno magico. Ha imparato a chiedere scusa. Ha imparato il senso dell’amore mi diceva.
Non lo vedo da un anno. Ci vogliamo bene. Come separa l’ignoranza e come unisce il dolore. Ma sono certa che il suo sorriso con quel neo da modella non sia cambiato. La sua voglia di vivere e di ridere. Ma neanche l’inferno nei suoi occhi.
Buon compleanno in ritardo D.

venerdì, ottobre 20, 2006

come una domenica


oggi è uno di quei giorni in cui il tempo ti sembra pesante.
ti senti debole, svogliata, infreddolita e col mal di testa. giorni in cui devi uscire perchè hai già preso impegni mentre vorresti solo startene sotto le coperte a vedere un film. come le domeniche d'inverno, per capirci. ma manca la domenica sportiva.
non è neanche novembre.. io sono ancora in pigiama visto che ho lavorato così e in camera mia c'è un disordine pari a quello solito di un bazar turco in pieno allestimento.. ormai è divieto a chiunque di entrarci. fa schifo persino a me. vorrei la bacchetta magica, ma il problema è che non ho più spazio per nulla.
vorrei rivoluzionare tutto qui dentro. cambiare i colori e gli spazi. non ci entra più niente.. ovvio, se gli stessi metri quadri sono il tuo mondo privato e il tuo ufficio..
va bene lo confesso.. io odio il disordine. o meglio.. io adoro le cose in ordine ma non posso farci niente qui... ne riparleremo quando avrò più tempo.......
farei una foto se avessi la canon davanti, ma è nell'altra stanza e non mi va di alzarmi. pigrizia o stanchezza che sia. ammetto anche che ieri sera ho ripreso in palestra e la prima lezione di capoeira della stagione mi ha lasciato i muscoli urlanti.
oggi due buone notizie. si riprendono gli spettacoli per fortuna. stavo vivendo l'astinenza da palco.. tra un paio di settimane mi sentirò meglio per fortuna.. ma per qualcosa di nuovo aspettiamo febbraio..
sono già le otto e mezza, tra mezz'ora dovrei esser già semipronta .. e allora come al solito conto fino a tre, mi ricordo che sono una donna bionica e vado a farmi doccia shampoo e a scegliere cosa indossare. mi attende una specie di party alcolico..
..sospetto che domani mi sentirò ancora peggio!
ma che bel casino la mia vita!

giovedì, ottobre 19, 2006


le giornate sono briciole di pane rappreso. a volte.
altre sono chicchi di grano dispersi in un campo incolto. ma fertile.
altre sono foglie autunnali che dondolano impazzite nel vento e rischiano di posarsi sul vetro della mia auto. ad assorbir la brina.
altre giornate invece sono arcobaleni improvvisi dopo la pioggia.
correnti calde nell'oceano.
oasi nel Sahara con mille turisti.
le mie giornate sono frammenti di una interminabile pellicola a colori, una sceneggiatura non ancora terminata ma vissuta. sono un'altalena per bambini con le corde d'acciaio.. parabole e iperboli dei miei cambiamenti d'umore.
incostanti e incoerenti. ma coerenti nella mia logica..
bentornata a casa.

lunedì, ottobre 16, 2006

frailty..thy name is woman..


Perché navighi nella mia testa come una boa impazzita e ancorata al mio cuore?
Sei qui, al mio fianco, ci sei e lo sento. Eppure perché ho così paura di perderti oggi?
Non ti perderò in questa giornata e forse chissà non perderò neanche mai quest’amore.. eppure oggi quanta tristezza mi avvolge, quanta malinconia d’autunno si stringe a me ora che preparo ancora una volta le valigie ..

aggrappati, aggrappami, emozionami, emozionati, stupiscimi, stringimi, proteggimi..
Oggi è una giornata strana. Oggi mi sento fragile. Ma forse son solo stanca e piena di sogni. Avida d'amore. avida, assetata, affamata.. insaziabile ricerca.. di pace..
Ho bisogno dei piccoli gesti e delle piccole attenzioni quotidiane, ho bisogno di sentire ciò che pensi e che provi, di sentirlo dalla tua bocca, sulle mie mani, nei tuoi occhi. Sentire che questa volta non sarà un sogno che si infrange. Non sono insicura di me, o di te. Sono solo cosciente di come le cose possano cambiare. Magari per inesperienza, magari per sbandamenti, magari per rabbia..ma non voglio che accada e farò di tutto per proteggerci..In questi giorni a Padova ho sentito troppe persone parlare di divorzi, tradimenti, separazioni.. di storie interrotte nell’età in cui si dovrebbe esser responsabili abbastanza per dare il tutto di sé per salvare una storia. Con bambini di mezzo per giunta. E tutto questo mi ha schifata e messo addosso una tristezza infinita. È possibile che si arrivi a questo punto? Che non ci sia abbastanza forza per unire le mani e perseguire un sogno comune? Cosa mi succederà? La mia vita non deve essere così come la loro. La voglio diversa..
Perché oggi mi sento così? Sarà la crisi dei primi trent’anni che si avvicina.. la consapevolezza di un percorso di adolescente ormai terminato. E sento di essere una donna.
Ehi tu ma che ti prende? Wonder woman è a terra oggi? È tornata sensibile addirittura.. Touchée… ok ego hai ragione.. non sono la cinica che si è dimostrata per proteggersi negli ultimi anni. Sono la sognatrice che ha voglia dell’Amore, della bellezza delle emozioni, della fiducia cieca e della felicità di una persona accanto che non ti ferisca mai davvero, che non ti faccia desiderare la fuga. Voglia di una casa da condividere. Io credo al sogno d’amore. Io non ripeterò più gli stessi errori. Non potrei mai. Sono stanca di soffrire e stanca di storie distrutte. Ed è per questo che oggi mi accorgo che ho paura. Oggi ho paura di perdere questa nostra bellezza. Ho paura che non ti accorga di quanto i fiori vadano sempre annaffiati, curati.. ho paura della noia e del fatto che si possano dar per scontate alcune piccole cose così importanti da essere necessarie. perchè è l'assenza di tutto questo a rendere aridi, sterili e a creare distanza incolmabili come vortici di veleno.
Temo che tu non capisca la forza che il mio cuore può sprigionare. Non senta realmente ciò che dico e voglio dire. Non percepisca come me gli odori e i suoni. E i colori dei giorni. Non voglio spaventarti ... Urliamo ancora al mare e alle stelle come quella notte. Urliamolo insieme affinché quella mia stella lassù possa stringerci di notte ancora.
Non credevo che il mio cuore potesse tornare a pulsare con questa intensità e che potessi tornare a perdere il respiro. Mi manca l’aria ora. Un pensiero spinge, trafigge, immagina e dilania. Una lama sottile si posa sulle guance e le toglie il colore. Versando lacrime per un timore al momento inutile. Mi spaventa questo.. perché dentro ho un’emozione così pulita, così innocente. Così carica di sogni.
Sognerai anche tu di arredare una stanza? Ti chiedi mai cosa starai facendo tra un paio d’anni? O cosa vuoi fare?
Hai calcolato il valore del tempo?
Vite diverse finora, abituate a gestirsi il proprio tempo in modo differente.. troviamo un punto di incontro perché questa tristezza d’autunno si presenti solo nella distanza ..
Gli alberi amanti allungano i rami per toccarsi, corolle nutrono gli insetti e madri coprono di notte i loro figli. Un marinaio riporta la barca nel porto per correr dalla sua amata, e le auto amano le loro autostrade che le riportano a casa.
Oggi è un giorno d’amore.
Voglio che lo sia tutta la mia vita.
Ma oggi mi sento così.. così fragile e sensibile.. così, dai colori autunnali.. oggi amo al punto che potrei scappar via per sempre, per non perderti in futuro.. e vederti smettere di amarmi.. amo al punto di delirare. è solo un attimo, devo tornare razionale ed equilibrata... ma chiedo un abbraccio che mi scaldi il cuore e mi renda un attimo eterno di felicità da non dimenticare, mai più.

Oggi è un giorno così..
una goccia di sangue improvvisa
la rugiada oggi
come foglia le mie mani
l'accolgono.
è risveglio violento
nell'odore di ferro
leggero.
sono viva.
buongiorno.

domenica, ottobre 08, 2006

fuckin' dictatorship

La libertà di stampa non è mai esistita.
La libertà di stampa non esiste ancora oggi nel 2006. Testate delle grandi potenze mondiali o piccoli giornali di provincia sono costretti, a volte pena la vita, a rispettare un minimo, se non a rispecchiare in pieno ciò che sono le volontà “decise dall’alto”.
Altri giornalisti uccisi. Cito notizie di qualche mese fa tratte da un sito ufficiale “nel 2006 sono 25 gli operatori dei media uccisi e centinaia restano incarcerati; 200 nel solo Nepal, dove più di 117 sono rimasti feriti nelle manifestazioni dei giorni scorsi. In Irak si trema per la sorte di Salah Jali al Gharraoui, corrispondente dell'agenzia France Presse rapito nel centro di Bagdad il 4 aprile scorso. E' il quarantaduesimo giornalista rapito dall'inizio della guerra: cinque sono stati uccisi, fra loro Enzo Baldoni. “
Ma oggi non parlo solo dei coraggiosi inviati speciali in guerra come Ilaria Alpi o come tutti quei giornalisti sequestrati, liberati o uccisi in Iraq o in Afghanistan.. Erano reporter di guerra. Il rischio, per quanto ingiusto e malato, era già messo in conto sulla busta paga.
Oggi parlo della giornalista russa Anna Politkovskaya, uccisa a colpi di pistola nell’ascensore di casa sua. Sempre critica sul governo Putin e contraria alla guerra in Cecenia. E proprio su quello stava lavorando per un articolo da consegnare..domani.. con rivelazioni e foto importanti. Il governo russo tace e intanto il pc e il materiale di lavoro della donna vengono sequestrati.
Non siamo in un film di James Bond. Né in un libro di Grisham. Siam purtroppo e sempre seduti davanti a uno schermo dove trasmettono la vita vera, quella che non conosce il significato della libertà e dei diritti umani. Siamo in una continua dittatura mondiale, quella peggiore, perché si ammanta di paroloni quali democrazia e convenzioni internazionali.

Illusioni... Articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo:
"Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere."

No comment.

Per saperne di più... di qualunque credo politico siate... http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/10_Ottobre/08/giornalista.shtml
http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/esteri/giornalista-russa-uccisa/silenzio-cremlino/silenzio-cremlino.html
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=124474

lucullo ci fa un baffo

cena con amici.
la spesa e poi il gusto di cucinare davanti ai fornelli. organizzazione perfetta in una piccola cucina e un solo coltello che taglia. tavola imbandita e doppio primo per 10. se ne presentano 7 ma vabbè, mangiamo anche per i mancanti. tutto è ottimo, il mio amico chef sarebbe fiero di me. gatti che giocano, lo stesso cd da due ore, vino, sigarette, la pancia piena e mille risate. una sera rilassante e simpatica. da quanto tempo.
che bello.
e stasera... cinema!

mercoledì, ottobre 04, 2006

il lato oscuro della nostra forza


Frammenti. Fragilissimi fili sottili dell’io.
Come giungere a conoscerne ogni singola parte se non con l’esperienza? Tempo padrone.
Si associa da anni ormai la mia persona alla luna. Sembrerebbe alquanto banale. Chi a lei non si è ispirato, chi su di lei non è voluto giungere, chi con lei non ha urlato come licantropo devastato da un qualcosa di ignoto? Chi non ne ha apprezzato la bellezza e la magia… eppure c’è una ragione per cui ho scelto lei. Ragione alquanto valida e intensa. Quel famoso “dark side of the moon”.
Anni fa, seduta su un gradino in una piazzetta di Bologna, discutevo una tesi con degli amici sul lato oscuro che è dentro di noi. Alcuni credevan di esser ancora e soltanto puri dentro di sé. Mi venne da ridere. Sono davvero pochi, forse inesistenti, gli esseri umani che possono definirsi tali o che possono affermare dichiarare e giurare con una mano sul cuore consapevolmente di non possedere un lato oscuro. Posso concedere solo il fatto che magari non si è avuto ancora modo di conoscerlo e riconoscerlo. Bisogna stare attenti e aver chiarezza.
Il proprio lato oscuro.
Ognuno di noi lo ha.
E consentitemi la presunzione della certezza. Ad alcuni è più evidente proprio in ragion di fisiognomica, ad altri appare a sprazzi in reazioni momentanee e istintive quando la ragione riposa un po’ quasi fosse anestetizzata. Per altre persone è invece un qualcosa di nascosto e inapparente. Qualcosa che trascende il suo quotidiano essere sociale e si risveglia nei meandri della sua testa, magari quando si è rinchiusi in una stanza al buio. E magari all’improvviso può anche divenire chiaro agli occhi degli altri, o restare nascosto per sempre. Non è necessario pensare a Mr Hide, ma forse può essere un’idea esplicativa della questione.
Fatto è che c’è un qualcosa che si discosta dal nostro solito percepire le cose. È come se fosse una conoscenza parallela, una via di apprendimento del reale e dell’irreale, la visione distorta di alcune cose che ci apre nuove porte di percezione. È il nostro contrapporci a noi stessi.
Tutto è come minimo dualismo, la vita e la morte, il bene e il male, il più e il meno infinito, paradiso e inferno, uomo e donna, io e .. io. (Attenzione a non confonder la definizione di ego e alterego di cui parlavo nell’altro post. Qua parliamo di qualcosa di intangibile e generale.) Tu e io. Io e io. Perché se non cos’altro potrebbe esser contrapposto a noi! Ecco allora che si deve esser pienamente consapevoli dell’esistenza di questo punto nascosto che a volte come flash di un autovelox appare e ci acceca. Attenzione, non sostengo che in ognuno di noi ci sia un serial killer! Dico solo purtroppo senza potermi dilungare che c’è quel qualcosa che si contrappone alle cose comunemente accettate, un aspetto derisorio, a volte cattivo, a volte perverso, a volte depresso, a volte egoista, a volte violento, a volte lussurioso, a volte altre e più cose insieme. Insomma quell’essere animale che ci riaccomuna alla creazione, quell’oltre-ragione che fa compiere atti strani, quell’istinto di libertà che ti farebbe spingere oltre la vita, la morale, lo status quo, l’accettazione sociale. Non è detto che sia pericoloso, è solo incredibilmente “nostro”. È quello spazio dell’anima dove tutto ci è concesso e che non deve spaventarci, non sempre almeno. Ci fa compiere cose sbagliate a volte. Troppi errori. Io li ho visti, li ho compiuti, li ho riconosciuti, li ho pagati. Ho conosciuto, ho appreso, ho rielaborato, ho scelto, son cambiata. Il nostro dark side è importante per la nostra realtà ed è fondamentale riconoscerlo, accettarlo, conoscerlo in profondo e capirlo, e magari rendere qualcuno partecipe della sua esistenza. A volte anche a nostro rischio e pericolo.
Quando si decide che quella persona in quel momento merita tutto di te.

domenica, ottobre 01, 2006

egoalteregoalteregoalterego


bentornata alla realtà mia cara ego. dopo anni in cui ti sei sentita dire che eri tu quella strana, che eri tu che dovevi uniformarti, che eri tu a vedere il mondo a colori diversi, beh ora ti dico bentornata. perchè hai voluto per un po' ascoltare e tacere, vedere se potevi essere normale a modo loro. e finalmente ti sei riconosciuta. bentornata. perchè sei tornata a vedere il mondo a modo tuo, e quello del resto è anche l'unico modo che conosci. che c'è di male ad allontanare il buio costante? che c'è di male nel non sentirsi mediocri e spenti? a me piace sentirmi così super partes a volte, lontana dalle piccole cose nauseanti che irrigidiscono molti animi. ci son visi che si modificano in smorfie di rabbia perdendo luce. quanto tempo sprecato a sporcarsi le mani di mascara sciolto e in gastriti nervose per cose per cui non ne vale la pena. bentornata spirito libero e ribelle. anche se ora la tua libertà è un'altra. sei riuscita finalmente a sentirti di nuovo libera di amare. catene che non pesano. ma che si e mi librano. ribelle nel silenzio. del comune. tornar a fare le mille cose comuni di ogni giorno, senza sentire di dover per forza fuggire da qualcosa. se voglio ballare per la strada lo faccio. se voglio piangere di gioia lo faccio. se voglio trovare una conchiglia lo faccio. se voglio amare e sentire dentro di me alcune persone lo faccio. e quello che penso non devo più comunicarlo sempre e comunque. perchè tanto lo so che c'è gente che non capisce. e mi fa ridere. ed è proprio questa la mia forza. non sono e non sarò mai perfetta. ma sai che noia la perfezione? mi piaccio così con i miei errori i miei difetti e la voglia continua di migliorarmi. una sola vita ho a disposizione per ora e la voglio vivere a pieno e pensandola a modo mio. sempre nel rispetto degli altri d'accordo. egocentrica? e sia! credete quel che volete genti.. cosa credete me ne importi delle definizioni di chi si limita a conoscere solo a metà! bentornato mio alter. l'illogico irrazionale fuso al maturo pensiero. bentornato in questa stanza che oggi ride ritrovandoti allo specchio. ci saranno sempre alti e bassi ma la consapevolezza è che è sempre tutto un cerchio da percorrere dritto.
hai una ricchezza di ricordi e di immagini di cui far solo tesoro.
e per questo io mi sento ricca.
buona domenica

venerdì, settembre 29, 2006


Tu sei un dono.
ora lo so.

venerdì, settembre 22, 2006

sogni di ricordi


questa notte ti ho sognato. ancora una volta.
come tanti anni fa. quando temevo che qualcosa ti fosse capitato.
ora però non posso saperlo. ora non ho il diritto di sapere nulla di te.
era un sogno diverso, uno sguardo duro, distante. il tuo.
ma anche il mio.
ti sputavo addosso tutto quello che non ti ho mai potuto dire. ti facevo sentire il dolore la rabbia il vuoto provati di fronte alla tua assenza di spiegazioni non valide, al tuo incurante abbandono. ma sempre con la gioia negli occhi di averti di fronte a me. ripercorrevamo insieme quel treno, gli aerei, le rincorse pazze, le telefonate, le mail, i silenzi, i desideri, le paure, le telefonate con tua mamma per tranquillizzarla, le notti svegli alle 2 a fumare sigarette per farti sfogare, le giornate seduti per terra, le telefonate interminabili.. oxford berlino parigi.. un viaggio in macchina e Francis Cabrel.. quella cassetta ci unirà ancora..e ho trovato due video di quei pezzi.. un sorriso malinconico spunta.
e questa notte ti ho sognato. ancora una volta. come ieri. dopo 5 anni.
con la sensazione che qualcosa sia avvenuto. L'altro giorno è stato il tuo compleanno.. pensiero..
come quando a milano temevo di incontrarti per caso in una metro, in una piazza, per strada.. pur desiderandolo.
un giorno chissà se rincontrerò i tuoi occhi.
un giorno chissà se se mi avrai pensata.
un giorno chissà se davvero avrò la voglia di scriverti o di bussare alla tua porta.
gli angeli custodi non si abbandonano così.
un giorno chissà. ma di notte ancora ogni tanto ti rivedo. come quella foto in camera mia. e mi chiedo perchè le cose belle finiscano, ad un certo punto.

grazie di aver fatto parte della mia vita anche solo per sei anni amico mio.
ci rivedremo lo so, perchè ti sognerò, ancora una volta.

ho trovato quella song..ripensando a quell'ultimo saluto in aeroporto, l'ultimo abbraccio.. te la dedico ..

4dicembre1999.. http://www.youtube.com/watch?v=otqFvrGXP7g

Elle te fera changer la course des nuages,
Balayer tes projets, vieillir bien avant l'âge,
Tu la perdras cent fois dans les vapeurs des ports,
C'est écrit...
Elle rentrera blessée dans les parfums d'un autre,
Tu t'entendras hurler "que les diables l'emportent"
Elle voudra que tu pardonnes, et tu pardonneras,
C'est écrit...
Elle n'en sort plus de ta mémoire
Ni la nuit, ni le jour,
Elle danse derrière les brouillardsE
t toi, tu cherches et tu cours.
Tu prieras jusqu'aux heures ou personne n'écoute,
Tu videras tous les bars qu'elle mettra sur ta route,
T'en passeras des nuits à regarder dehors.
C'est écrit...
Elle n'en sort plus de ta mémoire
Ni la nuit, ni le jour,
Elle danse derrière les brouillards
Et toi, tu cherches et tu cours,
Mais y a pas d'amours sans histoires.
Et tu rêves, tu rêves...
Qu'est-ce qu'elle aime, qu'est-ce qu'elle veut ?
Et ses ombres qu'elle te dessine autour des yeux ?
Qu'est-ce qu'elle aime ?Qu'est-ce qu'elle rêve, qui elle voit ?
Et ces cordes qu'elle t'enroule autour des bras ?Qu'est-ce qu'elle aime ?
Je t'écouterai me dire ses soupirs, ses dentelles,
Qu'à bien y réfléchir, elle n'est plus vraiment belle,
Que t'es déjà passé par des moments plus forts,Depuis...
Elle n'en sort plus de ta mémoire
Ni la nuit, ni le jour,
Elle danse derrière les brouillards
Et toi, tu cherches et tu cours,
Mais y a pas d'amours sans histoires.
Oh tu rêves, tu rêves...Elle n'en sort plus de ta mémoire
Elle danse derrière les brouillards
Et moi j'ai vécu la même histoire
Depuis je compte les jours...

lunedì, settembre 18, 2006

dedicata


C'è Tempo

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.
Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.


Ivano Fossati

dedicata a più di un amico che in questi giorni è un po' giù.. e lascia che il tempo si trascini e lo trascini, e non crede di poter reagire alle cose.. questa canzone è per voi. dedicata in silenzio. a chi saprà e a chi non saprà.

sabato, settembre 16, 2006

ci son persone .. assenze..


Ci son persone che ci entrano nel sangue e non vanno più via. Ci son persone che ti scorrono dentro e non si possono cancellare. La loro presenza è viva. Come se avessero scavato una caverna, una stanza dove riposare in silenzio e suonare qualche triste melodia ogni tanto quando la porta della memoria si apre. Ci son persone che vanno via perché decidono che sia più giusto così. Ma anche a distanza di anni sai che se tornassero per chiederti un abbraccio tu saresti lì per loro. Ci sono assenze incolmabili. Persone la cui assenza brucia come fuoco vivo. Altre persone sono invece assenze presenti, perché non ci mancano neanche più, tanto si son radicate dentro. Ci sono e basta. Io non lo so realmente spiegare quello che sento a volte.
A. Ci son persone che mi mancano anche se son sedute accanto a me, perché ci si colma di silenzi, perché la comunicazione è interrotta e neanche una carezza riesce a dire quanto ormai si nasconde, quello che passa come flusso di pensieri silenti. Sei lì e vorresti dire solo “mi manchi” .. e far qualcosa per non perdersi.. ma vedi i muri e i silenzi davanti e capisci che forse non è il caso.. anche se per me è sempre il caso..
M.M. Ci son persone che invece ci mancano non per quello che erano, ma per come noi eravamo allora. Tanti ricordi comuni che vorresti rincorrere, sorrisi che immaginiamo su quelle labbra, sulle nostre labbra. Per sentirsi più leggeri. E per tornare forse un po’ al tempo in cui credevamo nelle cose, in cui la fiducia e i sogni erano come tappeti volanti..e le delusioni non si conoscevano ancora.
R. Ci son persone che non ci sono fuori ma son stampate nel nostro dna, ormai. Chissà come sarebbe se ritornassero, la magia interrotta bruscamente, i fili spezzati. Il tempo cura, e il bruciore di una assenza si stempera nelle nuove cose eppure quella presenza è lì, in quell’angolino e un pensiero arriva improvviso, e una spina punge come allora. E sai che quello non andrà mai via. Cosa ci lega a qualcosa che è stato al punto da portarlo come eredità sotto pelle? se tutti vedessimo le cose così, forse non ci sarebbero persone che vanno via.
Mi chiedo come si sente dentro chi lo fa. E non parlo di amori che finiscono. Per quello lo so come ci si sente, purtroppo. Parlo di amicizie spezzate. Di addii improvvisi e definitivi. Quanta gente vedo litigare, andar via, partire e sparire. Quanta mancata sensibilità o quante cose non dette. Quanta mancanza di rispetto e di tatto. Quante cattiverie sputate in faccia e alle spalle. Quanta ipocrisia. Al punto da metter in discussione mille e mille cose. E quante cose perse solo per il tempo.. mia madre diceva sempre quando ero piccola “vedrai, gli amici vengono e vanno.. ad ogni ciclo di vita, ad ogni cambio di scuola, università, lavoro..” in fondo non aveva tutti i torti.. solo che a trent’anni siamo ancora pronti a crederci ancora davvero?
Per me è sempre stato il vero amore con la A maiuscola..
... non fatemi smettere di crederci.

venerdì, settembre 15, 2006

un pensiero

Simmetrie chilometri nella tua scia
che muove morbida
guidandomi verso di te
simmetrie aiutami
proteggimi nell’impalpabile
guidandomi verso di te
perché non mi manchi
la tua verità
simmetrie nel vento
baciami sfiorandomi
e quest’istante esplode nell’altissimo
stagliandosi sopra di noi
perché non mi manchi
la tua verità
simmetrie nel vento.

agli amici che invece sono andati anni fa nel vento insieme alla loro verità. le simmetrie son divenute ricordi sfumati.

perchè tanta gente riesce a chiudere le porte così all'improvviso?

giovedì, settembre 14, 2006

stress


Sono stancaaaaaaaa!!! mi sto rendendo conto che lavoro ininterrottamente da 35 ore (con pausa pranzo e cena).. non ho ancora sonno.. sarà per i mille caffè che ho bevuto?? ma le gambe e la schiena tra un po' mi abbandonano.. e la colpa non è solo mia che sono pazza, ma è della microsoft.. e dell'Office che funziona peggio della testa mia.. stanotte il word mi ha fatto impazzire, si bloccava, segnalava errori, non mi apriva file.. reboot reboot reboot.. ma devo buttare tutto e darmi all'ippica! farei meglio a cambiare lavoro..
nonènormalelavorarecomeicanieguadagnaremenodiunoperaiosemplice.
nonènormaleaverstudiatoperunavitaefareunlavorocosìdifficileecosìmalpagato.
nonènormaleaffattovedereiclientichenonrispettanociòchefaiequantovalie.
nonènormalechenessunotuteliilmazzochecifacciamoognivolta.
nonènormalecheiostiaquiadincazzarmiquandodevoancoraterminareunlavoro.
senonmimuovorischiodirestarenuovamentetuttalanotteinpiedi.
nonènormale!!

liberatemiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

lunedì, settembre 11, 2006

11/9

"Un grande re del terrore arriverà dal cielo e seminerà distruzione e morte. Il fuoco brucerà nella città più nuova. Le torri più alte cadranno"( Nostradamus )



il ricordo è sempre tremendo..

ancora epifanie..


"...Che meraviglia stare sotto il sole
sentirsi come un bimbo ad una gita
hai voglia di giocare,
che belli i tuoi complimenti
è strano non ho più voglia di pescare.
Amore mio che fame spaventosa
dev'essere quest'aria innaturale
è bello parlare d'amore
tra un fritto e un'insalata
e dirti che fortuna averti incontrata.
Che domenica bestiale
la domenica con te
ogni tanto mangio un fiore
lo confondo col tuo amore
com'è bella la natura e com'è bello il tuo cuore."

finalmente un weekend magnifico. finalmente mille risate, tante cose da fare, tanta dolcezza, emozioni belle e vere. veli di tristezza per un po' strappati via, aria fresca nel cuore, scintille negli occhi.
tu tra le mie mani.
condivisione. punti d'incontro.
ho visto la luna mai così da vicino mentre senza paura si toccava un po' di più il cielo...
30 metri da terra a testa in giù, amarti anche col mondo all'incontrario.. affidarmi a te fidarmi di te, saltare nei vuoti d'aria e ridere ridere ridere. su una giostra senza età.
un palloncino che significa mille cose. inutile spiegarle a chi sa già.
e poi il silenzio di una messa. l'emozione che sgorga pura dagli occhi all'improvviso, come un dono. per te, per la gioia di averti con me. io in una chiesa. io e te in una chiesa. che ci facevamo? speranza. e promesse. ed è stato bello. bellissimo direi. ancora tenerti par mano. étonnante.. ancora epifanie. o sto invecchiando o sto iniziando ad assaporare la vita ancora in modo diverso. ancora qualche scoperta in più, ancora qualche sorpresa. sentir la presenza, vicino, nelle mani, negli occhi. i tuoi occhi felici. miliardi di parole non dette come fiumi in piena senza suono. che sgorgano in battiti di ciglia. e si fanno melodia. quella dei sospiri trattenuti, dei capelli tra le carezze, dell'aria che trasuda miracoli. dei sogni non detti. ma fortemente voluti.
ci sono dei giorni che ti regalano momenti che restano impressi per sempre. giorni che ti svelano verità improvvise.
non smetterò di meravigliarmi. non smetterò mai di volerlo.
c'è che ormai ho imparato a sognare e non smetterò.

grazie di far parte di questo sogno.

giovedì, settembre 07, 2006

Dialogo della Terra e della Luna..


Terra. Cara Luna, io so che tu puoi parlare e rispondere; per essere una persona; secondo che ho inteso molte volte da' poeti: oltre che i nostri fanciulli dicono che tu veramente hai bocca, naso e occhi, come ognuno di loro; e che lo veggono essi cogli occhi propri; che in quell'età ragionevolmente debbono essere acutissimi. Quanto a me, non dubito che tu non sappi che io sono né più né meno una persona; tanto che, quando era più giovane, feci molti figliuoli: sicché non ti maraviglierai di sentirmi parlare. Dunque, Luna mia bella, con tutto che io ti sono stata vicina per tanti secoli, che non mi ricordo il numero, io non ti ho fatto mai parola insino adesso, perché le faccende mi hanno tenuta occupata in modo, che non mi avanzava tempo da chiacchierare. Ma oggi che i miei negozi sono ridotti a poca cosa, anzi posso dire che vanno co' loro piedi; io non so che mi fare, e scoppio di noia: però fo conto, in avvenire, di favellarti spesso, e darmi molto pensiero dei fatti tuoi; quando non abbia a essere con tua molestia.
Luna. Non dubitare di cotesto. Così la fortuna mi salvi da ogni altro incomodo, come io sono sicura che tu non me ne darai. Se ti pare di favellarmi, favellami a tuo piacere; che quantunque amica del silenzio, come credo che tu sappi, io t'ascolterò e ti risponderò volentieri, per farti servigio.
Terra. Senti tu questo suono piacevolissimo che fanno i corpi celesti coi loro moti?
Luna. A dirti il vero, io non sento nulla.
Terra. Né pur io sento nulla, fuorché lo strepito del vento che va da' miei poli all'equatore, e dall'equatore ai poli, e non mostra saper niente di musica. Ma Pitagora dice che le sfere celesti fanno un certo suono così dolce ch'è una maraviglia; e che anche tu vi hai la tua parte, e sei l'ottava corda di questa lira universale: ma che io sono assordata dal suono stesso, e però non l'odo.
Luna. Anch'io senza fallo sono assordata; e, come ho detto, non l'odo: e non so di essere una corda.
Terra. Dunque mutiamo proposito. Dimmi: sei tu popolata veramente, come affermano e giurano mille filosofi antichi e moderni, da Orfeo sino al De la Lande? Ma io per quanto mi sforzi di allungare queste mie corna, che gli uomini chiamano monti e picchi; colla punta delle quali ti vengo mirando, a uso di lumacone; non arrivo a scoprire in te nessun abitante: se bene odo che un cotal Davide Fabricio, che vedeva meglio di Linceo, ne scoperse una volta certi, che spandevano un bucato al sole.
Luna. Delle tue corna io non so che dire. Fatto sta che io sono abitata.
Terra. Di che colore sono cotesti uomini?
Luna. Che uomini?
Terra. Quelli che tu contieni. Non dici tu d'essere abitata?
Luna. Sì, e per questo?
Terra. E per questo non saranno già tutte bestie gli abitatori tuoi.
Luna. Né bestie né uomini; che io non so che razze di creature si sieno né gli uni né l'altre. E già di parecchie cose che tu mi sei venuta accennando, in proposito, a quel che io stimo, degli uomini, io non ho compreso un'acca.
Terra. Ma che sorte di popoli sono coteste?
Luna. Moltissime e diversissime, che tu non conosci, come io non conosco le tue.
Terra. Cotesto mi riesce strano in modo, che se io non l'udissi da te medesima, io non lo crederei per nessuna cosa del mondo. Fosti tu mai conquistata da niuno de' tuoi?
Luna. No, che io sappia. E come? e perché?
Terra. Per ambizione, per cupidigia dell'altrui, colle arti politiche, colle armi.
Luna. Io non so che voglia dire armi, ambizione, arti politiche, in somma niente di quel che tu dici.
Terra. Ma certo, se tu non conosci le armi, conosci pure la guerra: perché, poco dianzi, un fisico di quaggiù, con certi cannocchiali, che sono instrumenti fatti per vedere molto lontano, ha scoperto costì una bella fortezza, co' suoi bastioni diritti; che è segno che le tue genti usano, se non altro, gli assedi e le battaglie murali.
Luna. Perdona, monna Terra, se io ti rispondo un poco più liberamente che forse non converrebbe a una tua suddita o fantesca, come io sono. Ma in vero che tu mi riesci peggio che vanerella a pensare che tutte le cose di qualunque parte del mondo sieno conformi alle tue; come se la natura non avesse avuto altra intenzione che di copiarti puntualmente da per tutto. Io dico di essere abitata, e tu da questo conchiudi che gli abitatori miei debbono essere uomini. Ti avverto che non sono; e tu consentendo che sieno altre creature, non dubiti che non abbiano le stesse qualità e gli stessi casi de' tuoi popoli; e mi alleghi i cannocchiali di non so che fisico. Ma se cotesti cannocchiali non veggono meglio in altre cose, io crederò che abbiano la buona vista de' tuoi fanciulli; che scuoprono in me gli occhi, la bocca, il naso, che io non so dove me gli abbia.
Terra. Dunque non sarà né anche vero che le tue province sono fornite di strade larghe e nette; e che tu sei coltivata; cose che dalla parte della Germania, pigliando un cannocchiale, si veggono chiaramente.
Luna. Se io sono coltivata, io non me ne accorgo, e le mie strade io non le veggo
Terra. Cara Luna, tu hai a sapere che io sono di grossa pasta e di cervello tondo; e non è maraviglia che gli uomini m'ingannino facilmente. Ma io ti so dire che se i tuoi non si curano di conquistarti, tu non fosti però sempre senza pericolo: perché in diversi tempi, molte persone di quaggiù si posero in animo di conquistarti esse; e a quest'effetto fecero molte preparazioni. Se non che, salite in luoghi altissimi, e levandosi sulle punte de' piedi, e stendendo le braccia, non ti poterono arrivare. Oltre a questo, già da non pochi anni, io veggo spiare minutamente ogni tuo sito, ricavare le carte de' tuoi paesi, misurare le altezze di cotesti monti, de' quali sappiamo anche i nomi. Queste cose, per la buona volontà ch'io ti porto, mi è paruto bene di avvisartele, acciò che tu non manchi di provvederti per ogni caso. Ora, venendo ad altro, come sei molestata da' cani che ti abbaiano contro? Che pensi di quelli che ti mostrano altrui nel pozzo? Sei tu femmina o maschio? perché anticamente ne fu varia opinione. È vero o no che gli Arcadi vennero al mondo prima di te? che le tue donne, o altrimenti che io le debba chiamare, sono ovipare; e che uno delle loro uova cadde quaggiù non so quando? che tu sei traforata a guisa dei paternostri, come crede un fisico moderno?che sei fatta, come affermano alcuni Inglesi, di cacio fresco? che Maometto un giorno, o una notte che fosse, ti spartì per mezzo, come un cocomero; e che un buon tocco del tuo corpo gli sdrucciolò dentro alla manica? Come stai volentieri in cima dei minareti? Che ti pare della festa del bairam?
Luna. Va pure avanti; che mentre seguiti così, non ho cagione di risponderti, e di mancare al silenzio mio solito. Se hai caro d'intrattenerti in ciance, e non trovi altre materie che queste; in cambio di voltarti a me, che non ti posso intendere, sarà meglio che ti facci fabbricare dagli uomini un altro pianeta da girartisi intorno, che sia composto e abitato alla tua maniera. Tu non sai parlare altro che d'uomini e di cani e di cose simili, delle quali ho tanta notizia, quanta di quel sole grande grande, intorno al quale odo che giri il nostro sole.
Terra. Veramente, più che io propongo, nel favellarti, di astenermi da toccare le cose proprie, meno mi vien fatto. Ma da ora innanzi ci avrò più cura. Dimmi: sei tu che ti pigli spasso a tirarmi l'acqua del mare in alto, e poi lasciarla cadere?
Luna. Può essere. Ma posto che io ti faccia cotesto o qualunque altro effetto, io non mi avveggo di fartelo: come tu similmente, per quello che io penso, non ti accorgi di molti effetti che fai qui; che debbono essere tanto maggiori de' miei, quanto tu mi vinci di grandezza e di forza.
Terra. Di cotesti effetti veramente io non so altro se non che di tanto in tanto io levo a te la luce del sole, e a me la tua; come ancora, che io ti fo gran lume nelle tue notti, che in parte lo veggo alcune volte. Ma io mi dimenticava una cosa che importa più d'ogni altra. Io vorrei sapere se veramente, secondo che scrive l'Ariosto, tutto quello che ciascun uomo va perdendo; come a dire la gioventù, la bellezza, la sanità, le fatiche e spese che si mettono nei buoni studi per essere onorati dagli altri, nell'indirizzare i fanciulli ai buoni costumi, nel fare o promuovere le instituzioni utili; tutto sale e si raguna costà: di modo che vi si trovano tutte le cose umane; fuori della pazzia, che non si parte dagli uomini. In caso che questo sia vero, io fo conto che tu debba essere così piena, che non ti avanzi più luogo; specialmente che, negli ultimi tempi, gli uomini hanno perduto moltissime cose (verbigrazia l'amor patrio, la virtù, la magnanimità, la rettitudine), non già solo in parte, e l'uno o l'altro di loro, come per l'addietro, ma tutti e interamente. E certo che se elle non sono costì, non credo si possano trovare in altro luogo. Però vorrei che noi facessimo insieme una convenzione, per la quale tu mi rendessi di presente, e poi di mano in mano, tutte queste cose; donde io penso che tu medesima abbi caro di essere sgomberata, massime del senno, il quale intendo che occupa costì un grandissimo spazio; ed io ti farei pagare dagli uomini tutti gli anni una buona somma di danari.
Luna. Tu ritorni agli uomini; e, con tutto che la pazzia, come affermi, non si parta da' tuoi confini, vuoi farmi impazzire a ogni modo, e levare il giudizio a me, cercando quello di coloro; il quale io non so dove si sia, né se vada o resti in nessuna parte del mondo; so bene che qui non si trova; come non ci si trovano le altre cose che tu chiedi.
Terra. Almeno mi saprai tu dire se costì sono in uso i vizi, i misfatti, gl'infortuni, i dolori, la vecchiezza, in conclusione i mali? intendi tu questi nomi?
Luna. Oh cotesti sì che gl'intendo; e non solo i nomi, ma le cose significate, le conosco a maraviglia: perché ne sono tutta piena, in vece di quelle altre che tu credevi.
Terra. Quali prevalgono ne' tuoi popoli, i pregi o i difetti?
Luna. I difetti di gran lunga.
Terra. Di quali hai maggior copia, di beni o di mali?
Luna. Di mali senza comparazione.
Terra. E generalmente gli abitatori tuoi sono felici o infelici?
Luna. Tanto infelici, che io non mi scambierei col più fortunato di loro.
Terra. Il medesimo è qui. Di modo che io mi maraviglio come essendomi sì diversa nelle altre cose, in questa mi sei conforme.
Luna. Anche nella figura, e nell'aggirarmi, e nell'essere illustrata dal sole io ti sono conforme; e non è maggior maraviglia quella che questa: perché il male è cosa comune a tutti i pianeti dell'universo, o almeno di questo mondo solare, come la rotondità e le altre condizioni che ho detto, né più né meno. E se tu potessi levare tanto alto la voce, che fossi udita da Urano o da Saturno, o da qualunque altro pianeta del nostro mondo; e gl'interrogassi se in loro abbia luogo l'infelicità, e se i beni prevagliano o cedano ai mali; ciascuno ti risponderebbe come ho fatto io. Dico questo per aver dimandato delle medesime cose Venere e Mercurio, ai quali pianeti di quando in quando io mi trovo più vicina di te; come anche ne ho chiesto ad alcune comete che mi sono passate dappresso: e tutti mi hanno risposto come ho detto. E penso che il sole medesimo, e ciascuna stella risponderebbero altrettanto.
Terra. Con tutto cotesto io spero bene: e oggi massimamente, gli uomini mi promettono per l'avvenire molte felicità.
Luna. Spera a tuo senno: e io ti prometto che potrai sperare in eterno.
Terra. Sai che è? questi uomini e queste bestie si mettono a romore: perché dalla parte della quale io ti favello, è notte, come tu vedi, o piuttosto non vedi; sicché tutti dormivano; e allo strepito che noi facciamo parlando, si destano con gran paura.
Luna. Ma qui da questa parte, come tu vedi, è giorno.
Terra. Ora io non voglio essere causa di spaventare la mia gente, e di rompere loro il sonno, che è il maggior bene che abbiano. Però ci riparleremo in altro tempo. Addio dunque; buon giorno.
Luna. Addio; buona notte.


Giacomo Leopardi..
in onore della luna piena di stanotte..

martedì, settembre 05, 2006

lingue a sonagli


e in questo silenzio penso al losco
tiro muto riservato alle mie spalle
onoratissime
beh!
perchè non parli cosicchè potrò stanarti
lingua a sonagli sputa in bocca a tuoi fratelli


lingua a sonagli. Cantava carmen consoli.
In questi giorni si è verificato un evento poco carino che riguarda me e altri miei amici blogger.. c’è qualcuno che si diverte a commentare in modo non solo irriverente, ma alquanto stupido e irrispettoso. Si sa, si è abituati a chi non ha nulla da fare e stuzzica gli altri ridendo alle loro spalle. Bene, la stupidità è un flagello dell’umanità, soprattutto nelle ultime generazioni. Ad accettarlo si è quasi costretti. Vietato è condividerlo. Quasi necessario è cercarvi di porre rimedio. Son stata costretta ad eliminare dal mio precedente post dei commenti, offensivi soprattutto per la serietà del post e per il significato che aveva per me e per chi mi aveva lasciato un segno di condivisione.. mi dispiace dover ricordare sempre e comunque che la fantomatica libertà di ognuno (di espressione in questo caso) finisce dove inizia quella degli altri. E allora cari commentatori facenti parte dello stupid world of stupid people, se non sapete rispettare gli altri siete pregati di levare le tende e non rompere più le palle!

sabato, settembre 02, 2006

Giovinazzo-Bisceglie-Pescara

Ore 18. primo triangolare in memoria di…
Che effetto fa camminare spensierata per la strada del proprio paese e trovare all'improvviso un manifesto ben fatto che parla di un triangolare di calcetto e su scritto “in memoria di”… tuo padre.. ? Ti paralizza. Ti disorienta. Ti emoziona. Ti fa incazzare. Ti lascia l’amaro in bocca. Ti fa tornare in mente mille cose. Ti ricorda le partite di pallone. Le urla sul campo e in panchina. Le bestemmie contro gli arbitri. Le tante coppe che ci sono a casa. Le telefonate con “titti.. abbiamo vinto” oppure “titti.. ci hanno fregato..” .. Ti fa sentire un vuoto dentro immenso più del solito. Ti fa vivere un’assenza che si ricerca ogni giorno in immagini di un tempo che fu. Ti fa sentire che non hai più una voce, non riesci quasi a ricordarne il timbro. Cerchi vorace di richiamare ricordi per sentire nella memoria quel suono e non ci riesci bene. È confuso. Da un anno la sua voce si confonde, non è più chiara. E batti i pugni stretti. E abbassi la testa. E ti chiedi miliardi di cose che non hanno risposta.
Mancanza. Che non potrà mai esser colmata. Quando qualcuno è solo dentro di te, il vuoto di fuori fischia come il vento in un casolare abbandonato e diroccato.
Il fiume never lo sente.
Le libellule pure.

We're just two lost souls swimming in a fish bowl, year after year, running over the same old ground. What have we found? The same old fears, wish you were here...

Ps. Si ringrazia nonnecessariamente per il consenso all’utilizzo del fiume never.

venerdì, settembre 01, 2006

il sole sorge alle 6.37 e tramonta alle 19.46


Settembre
Estate finita.
Estate mai iniziata.
Maglioni di cotone la sera.
Vento freddo.
L’estate sta finendo e un anno se ne va son diventato grande lo sai che non mi va.
Vaff ai Righeira.
Noia inesplosa.
Voglia di staccare, prender la macchina e partire.
Voglia di nottate a piedi nudi.
Voglia di condivisione e di posti nuovi.
Aria pesante.
Mia madre tornata dalle vacanze.
Non più sola a casa. Si ritorna nel letto singolo.
Problemi all’ospedale. Ancora. Merda.
La Zambon mi manderà i biglietti di auguri a Natale se continua così. L’emicrania mi ha stremata.
Sul fiume Never ci sono ombre che camminano.
Le libellule ne sentono la presenza.
Le libellule mi girano intorno. E lo so che è un segno.
Voglio credere ai segni. Quanti soffioni a Reading.. sulle mie mani.
Un po’ di sana trascendenza non fa male.
Una serata inattesa ieri. Ritornata sul palco. Risate con chi non parlo da mesi. Che bello.
Due ore dopo tutto come prima.
Stanchezza. Di mille cose.
Non è la prima né l’ultima volta.
Resistenza. Da quando son nata.
L’importante è tener duro.
Non smetterò mai.
Di questa estate il ricordo dei fuochi d’artificio, dei suoi occhi stanchi ma dolci.
Della sua assenza. Ancora e per sempre.
Ricomincio da quattro.
Settembre
.

giovedì, agosto 31, 2006

momento di stizza volgare del giorno


mi stanno sul cazzo i saccenti. mi stanno sul cazzo le prosopopee inutili. mi sta sul cazzo chi si sciacqua la bocca sputando solo merda. mi sta sul cazzo la gente viscida e oltraggiosa. mi sta sul cazzo chi ha pronto solo cinismo da spararti in faccia come un proiettile di piombo arruginito. mi sta sul cazzo chi parla senza sapere e senza capire. mi sta sul cazzo chi si diverte a far lo stronzo perchè sa che è intelligente e può farlo, e mi sta sul cazzo perchè la sua intelligenza potrebbe usarla un po' meglio. mi sta sul cazzo chi offende senza motivo e chi ride delle disgrazie altrui. mi sta sul cazzo chiunque non sappia rilassarsi un attimo e chiunque veda il mondo sempre e solo in nero come macchia di inchiostro indelebile. Mi stanno sul cazzo l'indisponenza, la maleducazione e il sarcasmo gratuito. e mi sta sul cazzo la stupidità. Bisognerebbe far fuori gli stupidi. Su una cosa sola Hitler aveva ragione .. quando gli chiesero "mein Fuhrer perchè invece degli ebrei non sterminiamo gli stupidi?" lui rispose "è un programma troppo vasto".......

"Cuando un tipo está cayendo desde la azotea piensa -por ahora todo va bien, por ahora todo va bien- pero llegará el momento que llegue al suelo y eso es lo peor"

mercoledì, agosto 30, 2006

taking a break..



workin' time. Too tired to get angry, too weak to get annoyed..

I don't feel like doing anything..

stare at the distance, glare at time passing by..

blue..

like that glimpse in the sky yesteday night..

dusk was shining and in my car music was playing.. I felt happy for a moment, running alone on a desert street.. I would have left on a highway for a long journey ..

.. but I'm still in my room, the wind is whistling outside.. clouds move towards the sea.. I have to work now..

martedì, agosto 29, 2006

momento di stizza del giorno

rubo una frase da un'amica..

"La convinzione è la peggiore tra le bugie."
quindi voi, popolo di convinti, smettetela di sputar sentenze e erger il cranio ringalluzzito e, umili, imparate il significato delle paroline "grazie" e "scusa" prima di chiudervi da principi autoeletti nel castello dell'autoesaltazione. Lì aprite gli occhi, ci son trappole nascoste, perchè da disprezzare sarete disprezzati e come per qualunque forma di "potere" chi sarà al vostro fianco lo sarà per puro interesse. e poi basta con le bugie. mentir anche inconsciamente non serve a nulla!
Scendete dal piedistallo e iniziate a guardar la gente negli occhi.
Potreste accorgervi che l'iride del contadino è più splendente della vostra.

lunedì, agosto 28, 2006

ma poi magari..


Io sono il poeta del Corpo e sono il poeta dell'Anima,
In me sono i piaceri del paradiso e in me sono i dolori dell'inferno,
I piaceri in me li innesto e li cresco, i dolori li traduco in una lingua nuova.
Io sono il poeta della donna come dell'uomo,
E dico che è grande essere donna come essere uomo,
E dico che non c'è niente di più grande della madre degli uomini.....

Whitman...

la verità è che ognuno può essere un tutto. basta volerlo. basta percepirlo. basta cogliere la grandezza che può esserci all'interno di noi.
eppure ci son delle giornate in cui qualcuno si sente un niente. o sente che è di niente che si sta colmando. che poi è diverso, ma potrebbe essere la stessa cosa.
ci son momenti in cui le cose a cui hai dato importanza ti sembrano così vane e futili. momenti in cui le prospettive si capovolgono e si contrastano. e ti confondono. e altri in cui sembra vi siano epifanie, in cui si vedon le cose con occhi nuovi e diversi semplicemente così, all'improvviso. Poi magari sono frammenti, poi magari sono illusioni, poi magari restan verità per sempre.
Arriva l'occasione che ti fa capire che tutti ti sentono, ma nessuno ti ascolta, e si accavallano parole come suoni. E poi magari smetti di parlare e di pensare e ridi, chissà che almeno qualcosa sia trasmesso così..
la verità è che non c'è nessuna verità assoluta. quindi la si smettesse di far i critici del mondo. la verità è di chi la vive.. la verità è la tua, è la mia, è quella degli altri.
forse la "verità relativa più assoluta" sta nel mezzo o va filtrata.
come del tea cinese in una tazza.
si vede qualcosa sempre sul fondo nascosto.

lunedì, agosto 21, 2006

eppure ci manca sempre qualcosa..

Sai che il giorno s’impara
ed è subito sera salutiamoci
Sai che chi si ferma è perduto
ma si perde tutto chi non si ferma mai
Sai che è ben poca certezza
ma spesso consola e rischiara
è profumo e candela la bellezza
Sai che un fatto convince

più di ogni pensiero tocchiamoci
Sai che chi di notte non dorme
consuma più in fretta il tempo che ha
Non si smette di fumare
in un giorno qualunque
anche il vuoto si apprezza
è meraviglia perversa la bellezza
eppure ci manca sempre qualcosa

in fondo ci manca sempre qualcosa

sai che c’è chi non si ferisce
ma s’infastidisce soltanto
così vedere una stella di giorno
come un’ombra di notte salva dalla realtà
sei di passaggio godi il tuo turno
anche se c’è chi disprezza
è un’amante fedele la bellezza
eppure ci manca sempre qualcosa

la vita è una corsa meravigliosa
eppure ci manca sempre qualcosa ...
...
......... la bellezza. nicolò fabi

sabato, agosto 19, 2006

back home..

è una vita che parto. una vita che mi sposto, prendo aerei, treni, bus, macchine.. per vacanza, per lavoro, per fuga, per ritorno. quanti metri di terra ho calpestato e sorvolato. e ho sempre lasciato quei luoghi con un po' di amaro in bocca. per la prima volta invece sono felice di esser tornata. non si può esser fuori quando si ha un nodo allo stomaco, quando un pensiero e una preoccupazione ci legano a casa .. quando se dipendesse solo da te schioccheresti le dita e saresti già di ritorno.
finalmente sono a casa. più stanca di prima. con la bronchite e le gambe a pezzi. col bisogno sempre più urgente di ferie e la possibilità remota di farne.. solo che alle volte bisogna fare delle scelte importanti e va bene così. una carezza data vale più di tanti km a volte. se data con amore.
per ora resto qui, davanti al mio pc, ai miei file da tradurre, con il silenzio in casa e un caldo afoso fuori che ti fa passar la voglia di uscire.
altra estate di merda. e siamo a quota tre. dicono sia il numero perfetto, credo possa bastare!!
e salutiamo pioggia, 12 gradi, attentati, controlli in aeroporto, ragazzini che ti fanno urlare, maglie arancioni e patate.. e ritorniamo alla vita di sempre, che ora non disdegno affatto.
potessi solo avere la mente più libera. mi sa che sono davvero invecchiata.
ho finito "ti prendo e ti porto via".. è quello che vorrei qualcuno facesse con me al più presto, appena le cose si sistemeranno..
domani cosa inizierò a leggere?
ora ascolto un po' i lacuna coil e mi rimetto al lavoro..
see you soon.
fab

lunedì, luglio 31, 2006

Un tea che sa di Tamigi..


... Drinking tea with the taste of the Thames,
Sullenly on a chair on the pavement
Here you'll find, my thoughts and I,
And here is the very last plea from myheart
My heart. For evermore,
Where taxi drivers never stop talking
Under slate grey Victorian sky,
Here you will find, despair and I
And here I am every last inch of me is yours, Yours,
For evermore
Your leg came to rest against mine,
Then you lounged with knees up and apart
And me and my heart, we knew, We just knew, For evermore
Where taxi drivers never stop talking,
Under slate grey Victorian sky
Here you'll find, my heart and I,
And still we say come back,
Come back toCamden

Londra mi aspetta. Ci rivediamo il 17.. buona estate a tutti..
fabiana

mercoledì, luglio 26, 2006

de ardore.. o semplicemente con gli occhi di un bambino


“Vorrei che ognuno di voi vedesse questo film con gli occhi del bimbo che è in lui. Così so che ognuno di voi lo vedrà in modo diverso, lo sentirò in modo diverso. È così che io l’ho concepito”. Così conclude il brevissimo discorso Wim Wenders in una silenziosa piazza di Bari, mentre il pubblico aspettava una lunghissima intervista, sperava di porgli domande, scoprire curiosità.. Niente di tutto questo, poche parole, un saluto e poi buio, il film ha inizio.

Chiamare semplicemente film “Il cielo sopra Berlino” è snaturarne la bellezza. Esso è pura poesia, e racchiude l’umanità intera. L’aver scelto Berlino come setting è per Wenders non solo un ritorno alle origini ma un simbolo violento e malinconico volto alla riscoperta e alla ricerca dell’unità. Una città divisa da un muro, una città che come gli uomini reca i segni della devastazione bellica, metafora dell’incomunicabilità e della non-comprensione. Una città-mondo, un mondo visto dagli angeli in bianco e nero, dove si fa evidente il grigiore, la miseria, la solitudine, il silenzio.. reso tutto magistralmente da fotografia e semi-assenza di dialoghi, percezione di pensieri e odori.
Un mondo in cui la mancanza si fa forte e la chiave di volta è l’innocenza, l’entusiasmo..Eppure in questa apparente cupa nostalgia della antica perfezione unitaria dell’Eden cioè che resta nello spettatore è la speranza, il credo, la gioia, l’amore. Un meraviglioso film che consente un’immediata riflessione sull’essere stesso. “Il tempo guarirà tutto, ma che succede se il tempo stesso è una malattia?” Ogni singolo fotogramma e pensiero hanno echi di una profonda ricerca esistenziale che coinvolge ogni essere. E gli angeli cercano di aiutare e consolare chi più ne ha bisogno, seduti al loro fianco, invisibili a tutti se non ai bambini, una mano sulla spalla per infondere pace e coraggio.. ma anche loro possono fallire, anche loro son fallaci.. qualcuno, si suicida lo stesso. Che siano umani come noi? Che siamo angeli anche noi? Il tornar sulla terra non va ad inficiare la positività del ruolo degli angeli, quel senso di tepore e rassicurazione trasmesso agli stessi spettatori. Tecnicamente è l’inquadratura “in soggettiva” che consente anche a noi di veder ciò che vedono gli angeli, ma di percepirlo come solo noi, esseri umani sappiamo fare.

Nel capolavoro del regista tedesco, un’ingenuità dolce e infantile aleggia sulle brutture degli uomini. L’ingenuità degli angeli e dei bambini, i protagonisti onnipresenti-assenti del film. Per le strade, sotto i ponti, nelle auto, nella metropolitana, nei bistrot, nelle case, nei ricordi. Angeli umanizzati che chiedono di vedere i colori e di poter toccare, assaporare, gustare. Un caffè, una goccia di sangue, la pelle di una donna, le mani di un amico, una pietra ovale, la vita. Quanto entusiasmo c’è e quanta curiosità e voglia d’amore. Dopo aver camminato tra gli uomini, all’eternità senza colore l’angelo preferisce la precarietà della condizione umana, precaria ma viva, tangibile, in comunione.

Ogni scelta registica, dalla musica alla fotografia, dai tempi alle liriche, dalle ombre alle nebbie, dai personaggi al metacinema, tutto assurge al ruolo di simbolo, tutto assume la sua dimensione e collocazione e riacquista valore…la trapezista che vola come un angelo.. le comparse “questi qui sono comparse, gente fantastica, sono così pazienti, se ne stanno seduti, semplicemente, comparse.. questi essere umani sono comparse.. sono straordinari…”dice Peter Falk riflettendo.. Il fatto che nel film vi siano Peter Falk e Nick Cave nel ruolo di se stessi rende ancora più reale e tangibile ciò che dovrebbe esser solo finzione o sogno. Nonostante l’angelica presenza, ciò che regna è proprio la verità, il palpabile, quello che gli angeli vorrebbero possedere. Ogni cosa si priva della sua bruttura per avvolgersi in setose immagini di stupore e forza accompagnate dalla voce sonante di violini. Anche la città, ripresa nei suoi posti meno belli, nei suoi angoli più desolati e nascosti,eppur ci appare bellissima.

Mi piace vedere questo Der Himmel über Berlin come un documentario sull’anima, “finito il circo, finito.. ancora una volta è come se si facesse buio dentro di me…guardarsi allo specchio è come guardarsi pensare..allora cosa pensi? Penso che ho senz’altro il diritto di avere paura.. e allora piangi, vorresti piangere come una bambina piccola ..” dice Marion.. una continua ricerca di sé, o di qualcosa che ci completi. Vi è un mondo in questo film, una biblioteca assoluta.. e le contaminazioni e i richiami letterari, filosofici e cinematografici si presentano all’improvviso, violenti.. dall’alone circense felliniano alla scissione ontologica dell’essere dai vaghi sapori parmenidei, dalle cadute angeliche della Genesi ai richiami impliciti a “La notte dei generali”, film di Litvak del 1967, dalla guida di Omero all’atmosfera cupa e trascinante di Nick Cave per finire con l’immagine finale e luminosa della stilnovista donna angelicata, Marion che si esercita “in cielo” mentre Damiel, l’ex angelo, la guarda da terra, con il naso in su.
Il film inizia con l’angelo che guarda verso il basso.. e analizza. Il film finisce con l’angelo diventato uomo che guarda verso l’alto.. e sogna. “c’era una volta..”
Inversione del tutto. Unione del tutto. Simboleggiata quasi biblicamente dall’unione uomo/donna. Ma non solo. “Mi piacerebbe vedere la tua faccia, giusto per guardarti negli occhi e dirti quanto è bello essere qui... Quaggiù è bello fumare, prendere un caffè... e se lo fai insieme è fantastico.” Dice un amico..Farlo insieme, insieme è bello, esaltazione dalla terminologia infantile dell’unità e del ricongiungimento anche e soprattutto in una stretta di mano vicino al nulla sonante di Postdamerplatz. È dal muro grigio e maledetto di un mondo diviso, proprio da quel wall di separazione che l’angelo comincia la sua nuova vita di unione. Opposti che si toccano. Prospettive che si avvicinano. Grigi che si colorano. Perché pian piano, man mano che si entra nella vita e nel cuore dei due protagonisti, la prospettiva e la visuale cambiano e, dall’alto, dalla distanza iniziale, lo sguardo dell’angelo scende sulle strade, sotto la metro, e si misura con l’uomo comune, con la vera essenza del popolo, e ne avverte la comunione. E ne ricerca la comunione. “Guardare non è guardare dall’alto, ma ad altezza d’occhio.” E diventa come noi.
Anche il cielo si ricongiunge con la terra, con due mani che si toccano, due labbra che si sfiorano. non c'è bisogno di essere angeli per volare. e Nick Cave canta "From her to eternity"... Lo stupore di un uomo che ora sa ciò che nessun angelo sa. …….
….siamo tutti sulla stessa barca.

Ci sarebbe ancora tanto altro da dire.. ma..provate a vederlo anche voi con gli occhi di un bambino.

buon entusiasmo a tutti.

Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino.
Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione.
Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande:
Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro?
C'é veramente il male? E' gente veramente cattiva?Come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?
Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí.
Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed é ancora cosí. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí.
A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo, é ancora cosí. Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne.
Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino, lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.
"Lied Vom Kindsein" — Peter Handke ..dal film..

martedì, luglio 25, 2006

Vivere e lasciarsi vivere.

Sono stanca di guardarmi intorno ed assistere allo scempio che spesso gli esseri umani commettono su di sé. E non parlo di omicidi e grandi guerre. Parlo di qualcosa di più mite ma di frustrante. Sembra che molte persone abbiano perso o non conoscano affatto il gusto dell’assaporare la vita. Sembra che trascorrano irripetibili giorni, tutti identici a loro stessi facendosi trascinare dallo scorrere del tempo e dal muoversi incessante delle lancette. Stato di apatia. Attiva o inattiva che sia. Perché si può essere apatici pur essendo attivi. Quando non si sente il gusto delle cose che si fanno. Quando si segue una specie di moto e ci si fa trascinare. Invece di trascinare. È una condizione che non sopporto. Soprattutto quando la vedo negli occhi delle persone a cui voglio bene. Soprattutto quando mi accorgo che non è un momento, ma un modus vivendi perpetuo. Si deve aver coscienza della differenza tra vivere e lasciarsi vivere. Non si dovrebbe permettere al tempo e alle cose di passarci sopra, senza poi lasciare un odore. Si dovrebbe chiedere al tempo e alle cose di entrare, farci sentire e lasciarci un segno addosso. Fosse anche un pugnale. Fosse anche una carezza. È che le persone hanno paura. Di tutto. Di rischiare, di insistere, di provare, di godere, di sbagliare, di soffrire, di sentire. E non lo possono ammettere neanche a loro stessi. Sento sempre gente che si lamenta di qualunque cosa, ma che fa per rendersi la giornata migliore? Insoddisfatta, senza neanche sapere il perché. È patetico, mediocre, inaccettabile. L’ennui del quotidiano. Eppure siam circondati da tante cose che potrebbero renderci la giornata migliore. Si ha la vista offuscata, e la bellezza è dietro un velo. Non si sa più ascoltare la voce del mondo.
Manca la curiosità e l’entusiasmo.. e forse si è aggiunta un po’ di stanchezza.
Io sono felice di non essere così. Perché continuerò per sempre a guardare le stelle che brillano con gli occhi curiosi di un bambino.

mercoledì, luglio 19, 2006

ripensandoci...

Verità, dico io. E un po’ di mano sulla coscienza. Non si può sempre credere che le anime degli altri siano a nostra disposizione, e si chinino ad un gesto gentile anche dopo tanta indifferenza. No. Arriva il punto di rottura. Il momento in cui uno decide di reagire e magari sempre con gentilezza ti manda a quel paese. Ci son persone che son diventate estranee. E continuassero ad esserlo allora invece di giocare agli amici che in fondo (ma moooolto in fondo) ti vogliono bene. Perché il bene si respira, si tocca, ha bisogno di scambio, di mani, di occhi, di parole e silenzi veri. E non di quattro letterine ipocrite e noncuranti scambiate via etere ogni 3 mesi.
Rispetto, dico io. E un po’ di decenza. Non si può puntare su un qualcosa di tragico per intenerire dopo che lo si è usato a proprio piacimento. No, perché qua non ti permetto più neanche di parlare. E ringrazia che sono una persona educata e legata ai ricordi.. Perché se qualcuno aveva un posto in me, ora facendo così è nella top ten degli inutili. E degli stupidi.
Nella relatività del tutto c'è l'assolutezza dell'amarezza. e del tempo che scorre.

domenica, luglio 16, 2006

sono felice. l'altra sera ho stretto le sue mani, abbiam ballato, ho avuto un'altra alba. ho avuto solo per me occhi e fossette. tra tanta gente. che bello..
e poi musica.. ieri sergio caputo dal vivo, fantastico. e stasera ivan.. tre bellissime giornate che segneranno la mia estate.. questa nostra estate.
buona domenica.

sabato, luglio 15, 2006

.. in Segreto Contrasto

Canzoni d'amore distruggono corazze che persone fragili, usano per difendersi dal mondo..
Tornano fragili, tornano acqua
per questo le odio, per questo non posso farne a meno
Ho bisogno di saper chi sono
alle volte non riesco
Vorrei fermare il tempo, bruciare il corpo ed esaltare l'anima, confonderla con quella sua
Io e lei siamo una cosa sola esaltata dall'essenza
La limitazione del corpo mi ostacola
mi eccita e mi fa amare
e sono attimi momenti eterni
di aspirata eternità
di aspirato eterno amore...

i.segreto..

a domani .. dal vivo..

venerdì, luglio 14, 2006

oggi ho il cuore che batte forte..
oggi ho impressi due occhi che mi fissano in silenzio..
oggi ho davanti due fossette che parlano di gioia..
oggi sono felice come quel venerdi..
oggi ho paura come quel venerdi..
oggi sento l'importanza di abbracci e carezze..
oggi voglio ballare con te e tenerti sempre la mano..
oggi voglio che tu mi prenda a ballare come quella sera..
oggi voglio ancora un'alba.


Poichè l'alba si accende... -Paul Verlaine

Poiché l'alba si accende, ed ecco l'aurora,
poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente
a ritornare a me che la chiamo e l'imploro,
poiché questa felicità consente ad esser mia,

facciamola finita coi pensieri funesti,
basta con i cattivi sogni, ah! soprattutto
basta con l'ironia e le labbra strette
e parole in cui uno spirito senz'anima trionfava.

E basta con quei pugni serrati e la collera
per i malvagi e gli sciocchi che s'incontrano;
basta con l'abominevole rancore! basta
con l'oblìo ricercato in esecrate bevande!

Perché io voglio, ora che un Essere di luce
nella mia notte fonda ha portato il chiarore
di un amore immortale che è anche il primo
per la grazia, il sorriso e la bontà,

io voglio, da voi guidato, begli occhi dalle dolci fiamme,
da voi condotto, o mano nella quale tremerà la mia,
camminare diritto, sia per sentieri di muschio
sia che ciottoli e pietre ingombrino il cammino;

sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita
verso la meta a cui mi spingerà il destino,
senza violenza, né rimorsi, né invidia:
sarà questo il felice dovere in gaie lotte.

E poiché, per cullare le lentezze della via,
canterò arie ingenue, io mi dico
che lei certo mi ascolterà senza fastidio;
e non chiedo, davvero, altro Paradiso.

giovedì, luglio 13, 2006

quella sera al Crocodile Inn..

“Dammene un altro”.
Jack la fissava con uno sguardo provocatorio, intenso, a tratti feroce.
Lei, mordendosi le labbra, si voltò di scatto e, strofinatasi in fretta le mani bagnate e ruvide sul grembiule, prese la solita bottiglia di scotch. Restò per brevi ma lunghissimi secondi con la bottiglia a mezz’aria, il braccio un po’ sollevato, ed il viso in un’espressione mista tra la sfida e la rabbia. Ma lui sembrò averla vinta. Anne abbassò di scatto l’avambraccio e a mezzo centimetro di distanza dal bicchiere versò nervosa ancora una volta quel liquido ocra che lo avrebbe prima o poi ammazzato.
Jack le bloccò il polso sul bancone e poi scoppiò ridere. Era il decimo bicchiere in due ore.

Fuori dal Crocodile Inn le pozzanghere erano piene di fango. Pioveva ininterrottamente da due giorni e ormai quasi non ci si faceva caso agli orli dei pantaloni inzuppati e alle scarpe indurite. L’aria puzzava di gas e benzina. Anne lavorava lì da qualche mese, da quando aveva deciso di andar via di casa. Non era mai stata felice con sua madre e suo nonno. Era stanca di sentirli urlare, sentirli imporre il loro volere. “È per il tuo bene” dicevano, ma intanto la chiudevano a chiave nella sua stanza senza finestre per farle superare la claustrofobia, o la lasciavano digiuna per tre giorni per prepararla alla sopravvivenza, come la chiamavano loro. Era stanca delle loro manie. E della violenza.
Voleva far la pianista, ma per mangiare era costretta a far la cameriera. Era gentile e simpatica con i clienti e ormai conosceva un po’ tutti i camionisti che facevan sosta lì prima di raggiungere il paese. Qualcuno la prendeva in giro per le orecchie a sventola che si vedevano quando legava i capelli, ma per il resto erano tutti abbastanza cortesi. Aveva uno sguardo pulito e timido e tutti in fondo la proteggevano.
Ma Jack no. Era capitato lì per caso, e vedendola al bancone, con quella fascia a righe in testa e un vecchio grembiule macchiato non aveva saputo trattenere battute cattive. Due ore tra risa beffarde e occhi puntati sul suo visino leggero. Jack puzzava di whisky, puzzava di sporco. Puzzava come la frutta marcita al sole, come pelle invecchiata nella merda.
Da quando era entrato nel locale Anne si sentiva a disagio, visibilmente.
Un cliente le chiese di portare del sapone e della carta igienica nel bagno e lei, dopo essersi chinata verso il pavimento forse per prendere le chiavi, lasciò il bancone per dirigersi verso il fondo della sala. Aprì uno sportello, prese carta e un flacone di sapone liquido giallognolo e sistemò tutto in fretta nella toilette. Stava tornando verso il bar quando Jack si alzò e ridendo, le infilò le mani sotto la gonna, con forza, davanti a tutti. L’urlo di Anne fu così atroce che tutti gli avventori presenti rimasero un attimo paralizzati. Da quelle labbra rosee e gentili era stato emesso un suono strano, misto a dolore e rabbia. Un grido di vendetta seguì. Dalla tasca del grembiule estrasse un coltello. Nessuno ebbe il tempo di fermarla, neanche Jack che ancora si muoveva derisore dentro di lei.
Una pugnalata allo stomaco e poi al collo.
Il vecchio cambiò espressione, gli occhi sgranati, stupiti. Dieci secondi di totale silenzio, l’aria già pregna di odore metallico di sangue. Poi Anne, estratto il coltello dal collo dell’uomo disse amara: “L’ho fatto io prima del whisky. È solo colpa tua, nonno.”

fabi

lunedì, luglio 10, 2006

9 luglio 2006. ore 20.00 INDIMENTICABILE...



È stata un’immagine triste e bellissima.
Premonizione della nostra vittoria. Tramonto di un campione che era ad un passo dall’Olimpo.
Per gli amanti del calcio vero come me, oltre alla gioia, alle lacrime, alla festa e alla soddisfazione di aver finalmente vinto la Coppa del mondo, c’è anche la delusione di aver visto un professionista scendere così in basso, uno che era la classe in persona arrivare ad un gesto così ignobile e ingiustificato in mondovisione. Ecco allora che la coppa resta lì mentre Zizu scende dando le spalle a tutti, al successo, al mondiale, alla sua nazionale, ai tifosi che l’hanno sempre creduto una divinità.
è stato triste e orribile nel nome del fair play, di quello che il calcio dovrebbe significare, gioco di gruppo, rispetto, unità, lealtà... (questo è il calcio che ho vissuto qui in casa.. la realtà è diversa da anni purtroppo..)

Ma a dispetto di questo.. Noi..gli AZZURRI.. abbiamo vinto, e ce lo siamo meritati. Di fronte ai pronostici, ai francesi, alle offese, ai problemi di calciopoli, ad un paese non coeso in tripudio collettivo.
A casa prima la tensione, gli improperi, una cena veloce, la cassetta che registrava tutto, il vino sul tavolo, i gesti scaramantici, la bandiera in testa… più di due ore di “sofferenza”.. e poi… l’urlo finale, un boato riecheggiante nella penisola, abbracci, lacrime e .. champagne addosso, per tutta la cucina, nei calici!!


Ho portato mia nonna in giro a fare il carosello, il paese era in festa, impazzito, si ballava dovunque, un tripudio di bandiere, clacson, trombe, visi dipinti al tricolore.. abbiam giocato a calcio nella piazza principale, correndo e ridendo, mentre attorno si cantava e si saltava, nell’aria musica e colori. Si respirava gioia. Si respira ancora gioia. Un trionfo per tutti.

Grazie azzurri. Per quella bandierina che ho creato. Grazie a tutta la squadra, che ci ha creduto, che ha fatto miracoli, che ha stretto i denti e che ha sorriso e sofferto, come noi tifosi, sempre fino alla fine.

giovedì, luglio 06, 2006

rose. petali e spine.




Il tuo sorriso
Pablo Neruda

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

mercoledì, luglio 05, 2006

2-0

questa vittoria è per te. starai festeggiando lassù tra gli angeli. avrai urlato ad ogni tiro, ti sarai arrabbiato ad ogni errore, avrai gridato come me mettendoti le mani dei capelli. C'eri in cucina, sulla sedia alzandoti per ogni sbaglio, per ogni passaggio non fatto, per ogni tiro impreciso.. imprecando e battendo le mani. eri nella stanza come lo sei ora. Le lacrime che ho versato erano per la gioia di sentirti in me, e per la tristezza opprimente di non poterti vedere ridere. Festeggiare con il mondo in piazza, luci, suoni, urla, bandiere, clacson.. avrei barattato tutto questo per un solo unico abbraccio in silenzio. E per quel sorriso splendene. Dopo tanti anni al tuo fianco, questa squadra mi doveva questa vittoria. Me la doveva per te.
Mi manchi papà.